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Ubi chiude l’acquisizione delle tre good bank

Dopo l’aumento di capitale da 450 milioni per le Good banks effettuato dal Fondo di risoluzione e quello da 400 per Ubi approvato dall’assemblea dei soci il 7 aprile, oggi dovrebbe verificarsi la terza e ultima condizione posta dall’ex popolare per l’acquisto di Banca Marche, Banca Etruria e CariChieti: si tratta della cessione di 2,2 miliardi di Npl lordi ad Atlante, che proprio oggi dovrebbe formalizzare l’operazione. A quel punto, i consigli di Ubi – già convocati per la trimestrale – dovrebbero approvare definitivamente l’acquisizione, così come anticipato ieri dal presidente del Consiglio di Gestione, Letizia Moratti.
Non è un caso che il capitolo Npl sia quello che ha richiesto più tempo. Il portafoglio non è piccolo, è insolito quanto a sottostante (0,7 miliardi di incagli e 1,5 miliardi di sofferenze, per quasi la metà in via di riclassificazione ancora a fine gennaio) e poi si tratta pur sempre del debutto di Atlante 2, al suo primo acquisto di Npl. Secondo quanto risulta a Il Sole, sono stati in parte modificati i termini dell’accordo annunciato il 27 gennaio: il fondo di Quaestio investirà 515 milioni cash (su una disponibilità di circa 2,2 miliardi) più altri 200 di prestito bridge; l’intervento di Atlante, assistito dal Credito Fondiario, dovrebbe materializzarsi nell’acquisto della tranche mezzanine (e non parte della tranche junior che non ci sarà) emesse dal veicolo di cartolarizzazione che acquisirà il portafoglio, e che successivamente provvederà a emettere bond senior con garanzia pubblica attraverso le Gacs. Atlante ha già contatti avviati con diversi investitori istituzionali per la cessione dei bond senior; visti i termini della transazione, il valore netto di cessione degli Npl si dovrebbe posizionare intorno al 32,5%: dopo Pop. Bari, prima operazione con le Gacs, anche in questo caso dunque ci si potrebbe posizionare sopra la soglia del 30%, inviando un messaggio chiaro al mercato in cerca di prezzi stracciati.
Per quanto riguarda Ubi, ieri tra i titoli più pesanti a Piazza affari (-1,95%), le tre banche pagate un euro porteranno in dote 600 milioni di crediti d’imposta (in parte da ritornare al Fondo di risoluzione), 930mila clienti, 547 filiali e 5mila dipendenti, che dovrebbero consentire di incrementare la quota di mercato dell’1%. Per un anno, ma il periodo di transizione potrebbe essere più breve, le tre società resteranno in vita con cda completamente rinnovati (per la presidenza si fa il nome di Osvaldo Ranica, ex direttore generale della Popolare di Bergamo e membro del consiglio di gestione). Una volta predisposta l’integrazione, le tre banche finiranno nella banca unica nata a febbraio dal consolidamento delle banche rete di Ubi, e qui partirà il lavoro per l’efficientamento, che partità da un cost/income superiore al 100%, visti i ricavi di 328,4 milioni e i costi operativi di 383,4 milioni a fine settembre 2016.Presentando l’operazione, a gennaio il ceo Victor Massiah aveva parlato di «impatto positivo sulla redditività ordinaria del gruppo», prefigurando – tra risparmi, sinergie di vendita e minor costo del funding – un apporto pari a 100 milioni di utili nel 2020, tale da generare un ritorno del 25% rispetto all’aumento da 400 milioni, atteso nei prossimi mesi.

Marco Ferrando

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