Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Ubi fa il “Bancone” con tagli e assunzioni

MILANO.
Si prospetta un primo semestre in rosso (e, ragionevolmente, l’intero 2016) per Ubi. La banca ha presentato infatti il nuovo piano industriale 2016-2020 ed ha annunciato che speserà il 95% dei costi nel primo semestre dell’anno. Quindi 850 milioni lordi di accantonamenti straordinari sui crediti(più 198 milioni di spese per il fondo esuberi e altri costi) che insieme alla pulizia già cominciata nel primo trimestre porterà le coperture sui crediti deteriorati dal 37,8 al 43,3% e quelle sulle sofferenze dal 52,6 al 58% mentre il cosiddetto Texas ratio (un altro indicatore che misura i crediti a rischio rispetto al patrimonio) scenderà attorno a 100% già a fine 2016.
«Onestamente penso sia un atto di serietà e un atto di dimostrazione di forza presentare un piano dopo la Brexit», ha ammesso il numero uno Victor Massiah, che ha escluso invece un intervento dello Stato. La parte positiva è che la sforbiciata ai crediti in difficoltà sarà realizzata senza bisogno di aumenti di capitale (anzi, nel 2017 ci sarà un beneficio di 40 punti base sul cosiddetto Cet1, il patrimonio di vigilanza) e che per gli azionisti ci sarà un dividendo 2016 almeno in linea con il 2015. Il Cet1 infatti non sarà impattato dagli accantonamenti. A regime, il piano porterà benefici lordi sui costi per 80 milioni; gli altri aspetti qualificanti sono la semplificazione del gruppo (le sette banche saranno fuse in una sola, entro la prima metà del 2017) e la semplificazione della struttura azionaria: verranno ricomprate le quote di minoranza delle banche del gruppo in mano alle Fondazioni, che avranno in cambio azioni Ubi per il 5,9% la Cassa di Cuneo e per il 5,2% la Fondazione Banca del Monte di Lombardia.
Il piano prevede ancora un utile netto che passa da 117 milioni nel 2015 ai 732 del 2019 e poi ancora a 874 nel 2020 mentre il Cet1 passerà dall’11,6% di fine 2015 a oltre il 12% del 2019. Per l’intero periodo Ubi ha come obiettivo la distribuzione di un dividendo annuo superiore al 40% degli utili, l’uscita di 2.750 risorse ma anche l’ingresso di 1.100 nuove figure e la chiusura di 280 agenzie. Infine, è prevista una fortissima riduzione dei titoli di Stato italiani: al 2020 saranno 11 miliardi in meno.
Il piano industriale per Veneto banca dovrà farlo invece Atlante, titolare della quasi totalità del capitale. Non sarà facile: nel Supplemento al prospetto informativo, voluto dalla Consob e pubblicato all’ultimo giorno di aumento (il 24) si legge del forte degrado della liquidità – 1,2 miliardi di deflussi netti solo da fine maggio al 24 giugno – che ha costretto la banca ad «attivare in via temporanea un proprio piano di remediation ». Inoltre, aggiunge il Prospetto, la banca «è in grado di impiegare anche misure di liquidità straordinaria». Sul mercato si ritiene che Veneto banca abbia attinto a una linea di emergenza della Bce.
Victor Massiah
Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Scudo di tre mesi all’aumento delle bollette del gas e della luce per circa 3 milioni di famiglie...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Dialogo continuo tra Bce e Carige per la ricerca di una soluzione che metta definitivamente in sicu...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Mediobanca sale, attraverso un prestito titoli, al 17,22% di Generali, e ci resterà almeno fino al...

Oggi sulla stampa