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Ubi-Banco, primo sì dei grandi soci: ma serve tempo

Ubi si pone al centro del risiko bancario, dopo che il ceo di Banco Bpm, Giuseppe Castagna, ha aperto a una fusione tra i due istituti: «I soggetti interessati non sono solo Banco Bpm ma anche Bper e Mps — ha messo le mani avanti Giandomenico Genta, presidente di Fondazione Cr Cuneo che è primo socio di Ubi con il 5,9% — sono tutti dossier che una banca come Ubi dovrà esaminare uno per uno, anche solo per escluderli. I tempi non ci sono ma fa piacere che Castagna abbia detto che non vede male un’aggregazione con Ubi». Ma «operazioni aperte non ce ne sono». Anche dal fronte Banco Bpm, il presidente della Crt, Antonio Quaglia, socio all’1% dell’istituto lombardo-veneto, avvisa: «È un processo che richiede i suoi tempi, che non è facile, che però va nella logica, mi pare, di quello che vuole la Bce». Insomma i grandi soci cominciano a posizionarsi in vista di consolidamenti che Genta ritiene «veramente molto possibili». C’è una ragione industriale dietro la partenza del nuovo risiko bancario. Ne hanno parlato ieri gli analisti di S&P Luigi Motti e Mirko Sanna nell’incontro annuale con gli investitori. Secondo i due esperti la questione da affrontare è la bassa redditività — attorno al 5% come media del sistema, e più bassa se si escludono le grandi — collegata a un’economia in rallentamento, a un’esposizione ai crediti deteriorati ancora sostenuta e a costi alti, che va affrontata con ulteriori fusioni.

Fabrizio Massaro

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