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Ubi, arriva un sì a Intesa

In attesa che la prossima settimana si riuniscano due comitati degli azionisti di Ubi banca, che insieme totalizzano circa il 10% di Ubi, e dopo il no arrivato giovedì dai soci del Car, ieri è arrivato il via libera all’ops di Intesa Sanpaolo da parte dell’Associazione azionisti Ubi banca. L’organismo, che raggruppa meno dell’1% di Ubi, ha valutato «nel complesso positivamente» le finalità e i contenuti dell’offerta di Ca’ de Sass. E questo perché l’operazione «potrà garantire tanto agli stakeholder della nostra banca quanto al sistema paese, anche in considerazione di potenziali futuri contesti di crisi, nuovi e notevoli spunti di solidità e sviluppo creditizio e sociale».

L’assoiciazione, presieduta da Giorgio Jannone, valuta favorevolmente «il superamento di un piano industriale stand alone che consideriamo, in coerenza con le dichiarazioni delle altre aggregazioni di azionisti, del tutto insoddisfacente in termini di ritorno economico». Jannone punta il dito anche contro alcuni risultati portati da Ubi negli ultimi esercizi, ritenuti non particolarmente soddisfacenti.

Intanto Moody’s ha analizzato i possibili effetti sui gruppi coinvolti nell’operazione. L’agenzia ha posto in revisione, per possibile upgrade, tutti i principali rating a lungo termine di Ubi, tra cui quello sul debito di lungo termine senior unsecured Baa3. Se l’acquisizione andrà in porto, Ubi verrà completamente integrata in Intesa e i suoi creditori trarranno beneficio dalla maggiore solidità finanziaria della banca guidata dall’amministratore delegato Carlo Messina.

L’agenzia ha anche confermato i rating di Intesa, tra cui il giudizio Baa1 sul debito di lungo termine senior unsecured, mantenendo l’outlook stabile e sottolineando che il profilo di credito che nascerebbe dalla combinazione rimarrebbe commisurato con il giudizio Baa3. Secondo gli analisti, infatti, i rischi di esecuzione del processo di integrazione sono limitati, considerati i simili profili di business delle due banche e il positivo track record di Intesa Sanpaolo nell’integrazione dei gruppi rilevati.

Infine, a giudizio di Equita sim, «nel caso molto probabile che anche il sindacato azionisti di Ubi respingesse l’offerta, si coagulerebbe un nocciolo di azionisti vicino al 30% che renderebbe più difficile l’integrazione di Ubi», Quest’ultima «non potrebbe essere fusa in Intesa Sanpaolo, riducendo il potenziale sinergico dell’operazione».

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