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Ubi anticipa la riforma, ai soci almeno 10 deleghe

Dopo il Banco Popolare, anche Ubi Banca si adegua in anticipo alle nuove norme previste dal decreto di riforma delle banche popolari, di cui è in arrivo la conversione in legge. Nell’assemblea del prossimo 25 aprile, infatti, ogni socio potrà portare 10 deleghe, numero minimo previsto dalla nuova normativa.
Fino a oggi i soci di Ubi Banca potevano contare al massimo su cinque deleghe. Nell’avviso di convocazione dell’assemblea, come evidenziato ieri da Radiocor, il presidente del consiglio di gestione Franco Polotti ricorda infatti che «ai sensi dell’articolo 26 dello statuto sociale il numero massimo di deleghe conferibili al singolo socio è pari a cinque». Il decreto del Governo, tuttavia, stabilisce che «il numero massimo di deleghe conferibili a un socio «non è inferiore a dieci». «In considerazione di tale innovazione normativa – prosegue Polotti – il numero massimo di deleghe conferibili a un socio è, pertanto, fissato in dieci». Fermo restando, naturalmente, che «eventuali variazioni del numero massimo di deleghe conferibili dovute alla mancata conversione in legge del predetto decreto, o alla sua conversione con modifiche sul punto, saranno tempestivamente portate a conoscenza dei soci». Oltre a Banco e Ubi, tutte le altre banche popolari, in base ai rispettivi avvisi di convocazione, affronteranno questa tornata assembleare con il numero massimo di deleghe previsto dagli statuti.
Sempre sul fronte bancario, va registrao ieri il via libera definitivo alla fusione tra Volksbank e Banca Popolare di Marostica. Dopo le rispettive delibere assembleari ieri c’è stata la firma dei rispettivi presidenti, Otmar Michaeler e Giuseppe Bottecchia, hanno fatto così il passo definitivo con la firma dell’atto di fusione fra i due istituti, con la popolare veneta che sarà incorporata in quella altoatesina. La fusione avrà effetto legale dal 1 aprile e dà vita ad una nuova Volksbank ancora più grande, con 194 filiali, oltre 53.000 soci e 15 miliardi di euro di mezzi amministrati. Gli ambiti territoriali delle due banche sono adiacenti, per cui in seguito alla fusione viene a crearsi un unico bacino territoriale comune, dal Brennero a Padova, Vicenza e Venezia.

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