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Ubi, anima bergamasca più forte Il «Patto dei mille» sale al 6,94%

All’interno dell’azionariato di Ubi si rafforza l’«anima» bergamasca. Il cosiddetto “Patto dei mille” ha annunciato ieri di aver raggiunto una quota del 6,94% nel capitale della banca lombarda, livello sostanzialmente doppio a quello del dicembre scorso. Il patto parasociale, che unisce 95 azionisti di Ubi Banca appartenenti in particolare al mondo imprenditoriale bergamasco, punta a rafforzare l’asse con gli altri poli , quello lombardo formato da Brescia, Milano e Pavia e da Cuneo, in un’ottica di creazione di un “interpatto” che potrebbe chiamarsi «Comitato azionisti di riferimento» , come si legge in una nota. Un accordo che sarebbe «finalizzato a promuovere sinergie di indirizzo, di obiettivi di sviluppo e di governance» in Ubi.

L’incremento della quota è da ricondurre sia ai rafforzamenti di alcuni soci storici del Patto che ad alcuni nuovi ingressi. A quanto risulta al Sole24Ore, gli eredi di Gianni Radici (Radici Group) hanno sostanzialmente raddoppiato la quota salendo all’1% circa del capitale, così come fatto da Gianfranco Andreoletti, presidente del gruppo Scame nonchè patron dell’Albinoleffe. Il sodalizio bergamasco ha registrato anche l’ingresso (di peso) della Polifin di Domenico Bosatelli, numero uno del gruppo Gewiss, anch’egli sopra l’1%. E di Pietro Pilenga, fondatore dell’omonima fonderia.

Il rafforzamento del polo orobico può essere letto come un modo anzitutto per controbilanciare il peso del mondo bresciano, storicamente prevalente dentro a Ubi, e anche per riallinearsi alla posizione costruita dalla Fondazione CariCuneo (5,95%), che rappresenta il primo ente della banca lombarda e che da tempo tramite il presidente Gianni Genta ha lanciato l’idea di un accordo unitario. Le storiche famiglie industriali di Brescia – a partire dai Gussalli Beretta – insieme alla Fondazione Banca del Monte di Lombardia (4,959%) e ad altri enti locali, raggruppano circa un 13,8% circa del capitale dell’istituto, di cui un 12,5% circa convogliato nel patto di consultazione sottoscritto a dicembre con Cuneo e Bergamo. In quel momento 264 azionisti di Ubi hanno raggruppato il 21,52% del capitale e votato la lista unitaria per il rinnovo del Cda, che ad aprile ha visto la conferma di Letizia Moratti alla presidenza e Victor Massiah sulla poltrona di Ceo. La mossa dei bergamaschi è però anche il segnale di un appetito che si sta ingenerando in seno alla banca in vista di potenziali operazioni di M&A, scenario in cui ognuno vorrà contare e far pesare il proprio voto. Di positivo c’è che tra Bergamo, l’asse Brescia-Milano-Pavia e Cuneo, l’intero blocco dei grandi azionisti di Ubi riesce a coagulare circa un 25-27% del capitale, quota di rilievo che garantisce stabilità alla governance, anche nell’ottica del dialogo con i regolatori.

Il Patto dei mille ieri ha peraltro visto anche un avvicendamento al vertice. Al posto di Matteo Zanetti – che ha ringraziato i soci del Patto ricordando «il profondo legame che da sempre lega la sua famiglia con la banca» – sale il notaio Armando Santus. Che al Sole 24 Ore, oltre a ringraziare Matteo Zanetti per aver saputo «creare le condizioni per l’attuale rafforzamento», auspica la creazione di un interpatto che «possa formarsi presto» con l’adesione «in primis del sindacato azionisti Ubi Banca, della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo e della Fondazione Banca del Monte».

Luca Davi

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