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«Tutto il lavoro pubblico tornerà in presenza Il capitale umano non può restare bloccato in casa»

«Un provvedimento epocale».

Non esagera, ministro Brunetta?

«È la verità, ha proprio ragione Fauci».

L’immunologo e consulente della Casa Bianca ha promosso l’Italia sulla gestione della pandemia.

«E ha ragione, perché l’Italia è “un esempio per il mondo” — non trattiene l’entusiasmo il ministro per la Pubblica amministrazione —. Sui piani vaccinali siamo all’avanguardia, abbiamo un presidente come Draghi e stiamo crescendo più degli altri Paesi. Fauci in poche parole ha riconosciuto il successo del metodo green pass, la spinta soft alla vaccinazione».

Un obbligo vaccinale mascherato, come sostengono molti?

«No, non è l’obbligo ed è questa è la genialità dell’operazione. Il green pass riguarda 23 milioni di lavoratori pubblici e privati, l’intero capitale umano del Paese. È un provvedimento universale, una enorme moral suasion su tutti coloro che non si sono ancora vaccinati».

Obiettivo, evitare nuovi lockdown?

«Arrivare all’immunità sociale. Il green pass ci porta a un passo dalla super-sicurezza, perché in modo gentile induce a vaccinarsi. Parallelamente ci sarà una grande strategia di comunicazione e di convincimento degli italiani, che serva a fare chiarezza contro le fake news e contro la paura. Draghi vuole unire, non dividere. Vuole la coesione sociale».

Da mesi si parla di questa campagna di comunicazione, che non parte mai…

«Con questo decreto la strategia è partita, come hanno chiesto in maniera pressante le Regioni. La grande novità non è solo aver fatto un provvedimento molto serio, rigido, con sanzioni precise, ma aver messo in piedi un sistema di certificazione e una campagna di vaccinazione che non ha eguali nella storia del nostro Paese».

Hanno vinto Brunetta e Speranza e ha perso Salvini?

«Ha vinto l’Italia. Bisogna dare atto a Draghi della sua determinazione sull’estensione del green pass, che speriamo farà vaccinare nel prossimo mese altri 6 o 7 milioni di italiani. Quando poi la gran parte dei lavoratori tornerà in presenza, il Pil crescerà anche più del 6% e riprenderanno a vivere le città, che ora sono vuote perché parte del capitale umano è bloccato a casa».

Resta convinto che lo smart working sia «lavoro a domicilio all’italiana»?

«È la definizione che ne dà la versione inglese di Wikipedia, per dire che in Italia lo smart working è un accordo tra le parti che non ha orari, spazi e vincoli definiti. Quella che abbiamo sperimentato è stata una risposta emergenziale nel momento più tragico della pandemia, costruita in poche ore».

Invece di tornare al passato, non dovremmo far tesoro di questo durissimo anno e mezzo per provare a riequilibrare i tempi di vita e di lavoro?

«Con il green pass verrà risolto entro il 15 ottobre anche il tema smart working. Il pubblico impiego tornerà alla presenza come modalità ordinaria di lavoro, ma nel frattempo si stanno finalmente definendo le regole del lavoro agile nei nuovi contratti, i cui rinnovi ho voluto sbloccare».

Quando saranno pronte?

«Per le funzioni centrali il nuovo contratto dovrebbe arrivare entro un mese ed entro l’anno sarà definita la nuova organizzazione del lavoro. Una piattaforma informatica dedicata e sicura, valutazione della soddisfazione dell’utente, obiettivi precisi di smaltimento degli arretrati e anche conciliazione del lavoro familiare con il lavoro professionale».

Quando finirà lo smart working per i dipendenti pubblici?

«Dopo il 15 ottobre si tornerà in presenza, con gradualità. Prima chi lavora agli sportelli, poi chi sta dietro agli sportelli, nel back office, e in parallelo le amministrazioni centrali e periferiche. La novità è che una volta che avremo predisposto le condizioni per uno smart working vero, che partirà da gennaio, ogni amministrazione potrà organizzarsi come crede, sulla base del contratto e della volontà individuale dei lavoratori».

Il nodo sui cui si è scontrato con D’Incà non è sciolto. I lavoratori in smart working hanno obbligo di green pass?

«Nessuno scontro, la risposta sarà nelle linee guida che faremo Speranza e io, con la firma di Draghi. Poiché gran parte dello smart working è a rotazione, è un non problema. Per accedere al luogo di lavoro il green pass sarà obbligatorio».

La produttività è il suo pallino. Quanto è scesa?

«La percezione degli italiani è disastrosa. Tutti hanno visto i cartelli degli uffici pubblici “chiuso per smart working”, o sono incappati nei rinvii anche di un anno delle udienze processuali o nell’attesa di mesi per una carta di identità. Non è pregiudizio ideologico. E lo sa perché voglio avere tutto il capitale umano a disposizione?».

No, perché?

«Perché per realizzare le riforme previste dal Pnrr serve efficienza, ottimismo, produttività. Il motore del Paese a pieni giri. L’Europa si aspetta che manteniamo gli impegni, che restituiamo i soldi che ci ha prestato. Il Pnrr è la chiave per mettere in sicurezza il Paese e non deve subire rallentamenti. E al governo spetta ora promuovere un grande patto sul Pnrr all’insegna della coesione sociale».

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