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Tutti contro la stretta della Nouy Abi e Confindustria: un macigno

Mercoledì, a caldo, la reazione era stata solo — per così dire — della Borsa, che aveva fatto crollare i titoli delle banche dopo la proposta della Vigilanza Bce di imporre un meccanismo automatico di accantonamenti sui nuovi crediti in sofferenza («npl»): da gennaio 2018 una svalutazione fino al 100% al massimo in sette anni, se i prestiti sono garantiti, e in appena due anni se non garantiti. Ieri, accanto a una seduta debole per i bancari (Ubi -1,98% e Bper -1,69% ma Unicredit e Intesa Sanpaolo hanno tenuto), è stata la volta della politica: un’autentica levata di scudi contro gli orientamenti — non ancora decisioni — del consiglio di vigilanza unica (Ssm) Bce presieduto dalla francese Danièle Nouy.

«È una scelta folle e suicida», attacca il segretario del Pd, Matteo Renzi, «cambiare le regole senza capire che danni vengono fatti rischia di provocare una terribile crisi. Proprio adesso che ne siamo fuori». E spiega: «Fare credito alle piccole e medie imprese risulterà quasi impossibile. E salteranno altre banche, altri correntisti, altri risparmiatori».

Di misura «incomprensibile» ha parlato Confindustria, e «preoccupante» Rete Imprese Italia, mentre il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, ha definito le nuove regole «un macigno» che rischia di avere «forti effetti negativi» soprattutto sulle pmi, che dovranno pagare di più per ottenere credito. Anche la Banca d’Italia si sarebbe fatta sentire presso la Bce per chiedere di moderare le norme, escludendo i prestiti coperti da garanzie come i mutui ipotecari. Per gli analisti, i costi in più per le banche sarebbero 1,3 miliardi l’anno.

È vero che il meccanismo non si applicherà allo stock di crediti deteriorati in essere — sceso in un anno del 23% a 240 miliardi lordi dopo le maxi-cessioni di Unicredit, Mps e delle banche venete — ma comunque agli attuali crediti in essere che diventeranno npl. inoltre il fatto che la Bce abbia parlato di revisione del trattamento degli attuali npl entro marzo 2018 senza dare dettagli ha prodotto nuova incertezza. Bankitalia avrebbe suggerito di tenere conto dei maggiori tempi di recupero giudiziario dei crediti in Italia così da evitare di creare disparità in Eurozona.

Intanto la Commissione Europea riapre il cantiere dell’Unione Bancaria con l’introduzione graduale di uno schema di garanzia per i depositi bancari (Edis), per convincere la riottosa Germania. In una bozza, citata dalla Reuters , del documento che la Commissione presenterà la prossima settimana, si propone che l’Edis possa inizialmente dare sostegno solo per i depositi delle banche fallite. La Ue propone anche di affidare alla Bce la vigilanza sui grandi fondi d’investimento.

Fabrizio Massaro

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