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Tutti i nodi da sciogliere per l’Unione bancaria

La riforma della sorveglianza bancaria in Europa, attraverso una centralizzazione della vigilanza dagli Stati membri alla Banca centrale europea, si sta confermando un groviglio politico e legale. Consapevole degli ostacoli ma anche preoccupato dalle gravi segmentazioni nel mercato unico, ieri in un’audizione davanti al Parlamento europeo, il presidente dell’Autorità bancaria europea (Eba) Andrea Enria ha esortato i Governi ad adottare la riforma «ora, presto e con ambizione».
Sono molti i punti ostici sui quali i Governi dovranno trovare un accordo. Il progetto presentato dalla Commissione prevede che la vigilanza centralizzata si applichi a tutti i 17 Paesi della zona euro e su base volontaria anche agli altri Paesi dell’Unione. Un primo problema da risolvere è giuridico. Lo statuto della Bce dà il pieno diritto di voto solo ai Paesi membri dell’Unione monetaria. Come faranno i Paesi extra zona euro che vogliono godere anche loro della vigilanza della Bce?
«Nel preparare la proposta – nota un responsabile europeo – la Commissione ha cercato un escamotage giuridico, senza trovarlo». Sempre per quanto riguarda il rapporto con i dieci Paesi extra zona euro, ieri lo stesso Enria ha messo l’accento sui rischi di «una polarizzazione» del mercato unico nel caso alcuni Stati che non hanno adottato l’euro decidano di non beneficiare della vigilanza della Bce: la sfida – ha detto – «sarà di trovare la giusta colla per tenere insieme il mercato unico».
Un altro nodo riguarda proprio l’Eba. Secondo il progetto dell’Esecutivo comunitario l’autorità dovrà continuare a regolamentare il mercato unico. Per evitare che i 17 abbiano una maggioranza automatica, propone un nuovo sistema di voto, oltre a un comitato di mediazione nel caso di violazione delle regole europee. In teoria, l’Eba deve poter imporre la sua decisione a tutti; anche nei confronti della Bce senza mettere in dubbio la sua indipendenza.
Un altro aspetto controverso riguarda l’applicazione della direttiva sui requisiti patrimoniali (nota con l’acronimo Crd IV). Il progetto della Commissione dà alla Bce poteri di imporre alle singole banche nuovi cuscinetti finanziari nel caso in cui l’istituto monetario sia preoccupato dalla solidità dell’istituzione creditizia. La Svezia, tra gli altri, vuole poter mantenere la libertà di manovra che è riuscita con difficoltà ad ottenere nel negoziato sulla direttiva oggi ancora in discussione.
Un ulteriore nodo riguarda la garanzia dei depositi e la gestione delle risoluzioni bancarie. Una sorveglianza centralizzata dovrebbe comportare una responsabilità in solido, che però fa paura a molti Paesi. Ieri ancora Enria ha fatto notare che la mancanza di un paracadute comune induce gli investitori a convogliare i loro investimenti verso quei Paesi ritenuti più solidi.
Infine, da un punto di vista tecnico, c’è da mettere a punto un unico manuale di vigilanza, uniformando regole e procedure. Questo è l’aspetto che più induce probabilmente la Germania a raffreddare le attese per una rapida centralizzazione della vigilanza alla Bce (proprio la controversa posizione tedesca sarà al centro delle discussioni che il cancelliere Angela Merkel avrà sabato con il presidente francese François Hollande e martedì con il presidente della Bce Mario Draghi). In teoria, la riforma dovrebbe consentire una diretta ricapitalizzazione delle banche da parte dell’Esm, senza quindi indebitare il Governo nazionale.
Agli occhi di Berlino, però, creare un automatismo tra l’approvazione politica della riforma, la sua entrata in vigore e la ricapitalizzazione diretta delle banche è pericoloso, per i costi che potrebbero esservi associati. Rispondendo indirettamente ai timori della Germania, Enria ha avvertito ieri che la riforma è cruciale anche per «spezzare il circolo vizioso tra bilanci bancari e bilanci sovrani». Molti a Bruxelles temono che se il pacchetto non viene varato rapidamente ci sarà un riacutizzarsi della crisi.

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