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Tutti i modi per mettere il portafoglio al riparo dal caro-vita

di Giuditta Marvelli

Ci accompagna, discreta, ma velenosa. Difficilmente diventerà eccessiva in valore assoluto viste le prospettive recessive che si vedono in Europa e nel nostro Paese, ma questo non le impedisce di rosicchiare le calcagna dei nostri risparmi. L'inflazione, che in Italia ha raggiunto il 3,4% (rilevazione di febbraio) e nella zona euro viaggia adesso intorno al 2,8%, è uno dei temi di dibattito tornati alla ribalta sul mercato, soprattutto dopo le ultime fiammate del prezzo del petrolio.
Sondaggio
Non a caso il consueto sondaggio svolto da Bank of America Merrill Lynch tra alcune centinaia di gestori in tutto il mondo, nel mese di marzo segnala la crescita dei prezzi dovuta alle commodity come la seconda più grave preoccupazione dei money manager dopo il solito debito europeo. Con una significativa diminuzione del partito in ansia per l'euro (che nel frattempo si è un po' stabilizzato, anche se lo spread Bund-Btp a fine settimana è tornato sopra i 300 punti) e un notevole aumento delle paure da inflazione.
Ma che cosa è ragionevole aspettarsi per il futuro? Le opinioni sono discordanti. Le previsioni dei grandi uffici studi internazionali danno il costo della vita in calo dal 2013, anche nei mercati emergenti dove la crescita si accompagna con un incremento del costo della vita ben più elevato. Secondo Citigroup, per esempio, nel 2013 l'area euro potrebbe trovarsi con un'inflazione dell'1,9% e l'Italia addirittura con l'1,7%, vale a dire la metà della grandezza attuale.
C'è chi invece, su fronti completamente opposti, pensa che l'enorme massa di liquidità messa in circolo dalle banche centrali per sostenere l'economia e combattere la crisi prima o poi troverà uno sbocco e farà lievitare più di quanto non accada ora i prezzi. E, di conseguenza, i tassi di interesse che oggi nel mondo occidentale viaggiano tra lo zero e l'1%. Ed è proprio questo il punto. «Negli Stati Uniti, in Inghilterra e in Germania, cioè nei Paesi dove il merito di credito è molto elevato, il fatto che l'inflazione sia ben più alta dei rendimenti offerti sulle scadenze brevi e medio-lunghe dai rispettivi Tesori carica sugli investimenti in titoli governativi una tassa implicita», spiega Guido Casella, responsabile delle gestioni obbligazionarie di Azimut sgr. Il decennale tedesco, tanto per essere chiari, paga un rendimento inferiore di qualche centesimo al costo della vita tedesco che è pari al 2,3%. Un sostegno alla speranza di disintegrazione dei debiti che, da quando la crisi si è un poco calmata, vale anche per l'Italia, visto che per superare il nostro tasso di inflazione (oggi pari al 3,4%) bisogna appunto impegnarsi a medio termine con titoli di Stato e corporate bond. Resta la debita eccezione dei depositi on line, che continuano ad offrire rendimenti superiori al 3% netto a chi vincola per un anno i risparmi, solo perché le banche hanno un disperato bisogno di liquidità.
Prospettive
Dunque, in prospettiva, in portafoglio non devono mancare strumenti indicizzati al costo della vita. «Se consideriamo che, in genere, la cedola fissa degli inflation linked riflette la crescita del Pil del Paese — spiega ancora Casella — è facile capire perché il titolo offerto la settimana scorsa dal Tesoro alle famiglie italiane è generoso».
A fronte di un miglioramento del Pil decisamente a rischio, e di un'inflazione che adesso è sopra il 3%, il Btp Italia infatti garantisce per quattro anni la copertura del costo della vita nazionale più un rendimento reale del 2,45% annuo pagato in due cedole semestrali, a cui va levato il 12,5% di tasse. Una piccola certezza, per un tempo ragionevolmente medio, che vaccina il portafoglio dai capricci del costo della vita.

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