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Tutti i costi del conto titoli

di Maximilian Cellino e Vito Lops

Fra bolli che salgono (sul conto titoli) e aliquote fiscali uniformi al 20% (ma non per tutti gli strumenti finanziari) il piccolo risparmiatore rischia di perdere la bussola. Quale sarà l'impatto del testo della manovra ieri firmata dal presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, sulle tasche delle famiglie italiane? Stabilirlo a priori non è semplice, perché l'effetto dipende in gran parte dalla composizione dei portafogli.

L'armonizzazione delle aliquote sulle rendite finanziarie (che è prevista nella delega per la riforma fiscale e che difficilmente entrerà in vigore prima del 2012) fa risparmiare qualche spicciolo a quanti lasciano il denaro sul conto corrente o sui conti deposito ad alto rendimento (sui quali il prelievo scenderà dal 27% al 20%), sarà neutrale per quanti investono titoli di Stato italiani (per BoT, CcT e BTp si resta al 12,5%) e penalizzerà invece chi si affida a fondi comuni, azioni, altre obbligazioni, Etf e pronti contro termine (da 12,5% al 20%). Niente di certo, dunque.

Si può provare a fare i calcoli prendendo un portafoglio medio di una famiglia italiana, fotografato dalla Banca d'Italia. È composto per il 5,3% di titoli di Stato nazionali (neutrali quindi alle novità fiscali), per l'11,1% di obbligazioni private, per il 17,9% in azioni e partecipazioni, per il 5,2% di fondi comuni di investimento (che escono penalizzati), oltre al 6% che va in fondi pensione (tassazione agevolata e differente a quella che sarà oggetto di riforma) e al 3% che resta in contanti, idealmente parcheggiato sotto al materasso. A completare la torta, però, c'è la parte più corposa, il 18,2% di liquidità impiegata nei depositi bancari.

Proprio questa componente, pesando quasi per un quinto sulla ricchezza delle famiglie italiane, è destinata a neutralizzare gran parte dell'effetto negativo derivante dal generale aumento dell'aliquota dal 12,5% al 20% sugli strumenti finanziari. Ipotizzando infatti un portafoglio di 50mila euro ponderato sulle percentuali rilevate dalla Banca d'Italia, l'effetto della nuova aliquota armonizzata al 20% dovrebbe tradursi in un esborso maggiore di quasi 60 euro annui rispetto alle condizioni attuali ad aliquota mista. Un impatto che, se si guarda al dato percentuale, appare tutto sommato poco rilevante (-0,1%).

Ciò che invece è tutt'altro che trascurabile, e che rischia di far pendere la bilancia verso il basso un po' per tutti i risparmiatori è l'effetto «superbollo» sul deposito titoli. A differenza delle aliquote, le novità in questo caso arriveranno fin da subito: il nuovo testo arriva quasi a quadruplicare le imposte annue da versare sui dossier titoli attivi da 34,2 a 120 euro. Questo fino al 2012, perché dall'anno successivo il prelievo diventerà di 150 euro su depositi con titoli per un valore nominale inferiore a 50mila euro, e di 380 euro oltre tale soglia.

Riportato all'esempio precedente del portafoglio da 50mila euro (quindi nel range medio della riforma) l'aggravio nelle tasche dei risparmiatori sarà, salvo escamotage o nuove promozioni, inevitabile. Sommato all'effetto-aliquota, significa che dal 2013 alle tasche dello stesso risparmiatore potrebbero mancare circa quasi 440 euro. E che, senza considerare l'inflazione, lo stesso risparmiatore partirà da un rendimento negativo dello 0,9% a causa della manovra. Una misura che potrebbe portare sotto zero anche i guadagni di chi volesse decidere di semplificare gli investimenti e puntare tutto sui cari vecchi BoT: con le nuove spese, infatti, occorrerebbe in teoria una soglia minima di 7.648 euro (9.560 euro dal 2013) per ripagare almeno i costi del bollo sul deposito titoli.

 

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