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Tutti i grandi del fintech alla corte dell’app Satispay

Ci hanno messo cinque anni, ma ora l’azienda dei pagamenti fondata da tre ragazzi di Cuneo è stata valutata da colossi come la cinese Tencent, il private equity Lgt, il leader italiano delle tlc Tim e la fintech del fondatore di Twitter Jack Dorsey addirittura 248 milioni. Satispay vale un quarto di un unicorno, cioè un’azienda tecnologica rara e di quelle che hanno le dimensioni per farcela (un miliardo di dollari).
Il gruppo fondato da Alberto Dalmasso, Dario Brignone e Samuele Pinta imbarca nuovi soci di spicco e apre le porte a nuove collaborazioni, forte di una dote di 68 milioni per crescere, per triplicare l’organico e per colonizzare l’Europa con la sua applicazione alternativa alla carta di credito.
E sì perché a Milano nel 2015 è nata una realtà che nel resto d’Europa non c’è, una start up che perde soldi ma che è riuscita a convincere sia i colossi francesi della grande distribuzione come Carrefour e Auchan che le birrerie di Berlino a utilizzare il suo metodo di pagamento digitale, sicuro e più economico per gli esercenti e per i clienti rispetto a una carta di credito.
E così partendo dal Lussemburgo, ora Satispay colonizzerà la Francia, e farà lo stesso con le maggiori città della Germania, per replicare il successo che ha riscosso in Italia e nel resto della Ue. Ma i tre fondatori di Cuneo, che gestiscono un centinaio di ragazzi che in media non arrivano ai trent’anni, hanno bisogno di risorse per attrarre soprattutto capitale umano. «Abbiamo quattro persone nelle risorse umane – dice con un pizzico d’orgoglio Dalmasso, di sicuro meno famoso del fondatore di Twitter che però da ieri è suo socio – e con i nuovi capitali che abbiamo raccolto potremmo attrarre nuovi talenti. Vorremmo arrivare a 200 persone entro un anno e a 300 entro due».
Tanto più che i tre fondatori, che insieme si sono diluiti poco sotto il 25% del capitale (e sotto il 50% dei diritti di voto) insieme ai manager che hanno le stock option ancora controllano l’azienda che hanno fondato: ma l’intenzione è quella di diventare sempre più grandi, e imbarcare nuovi talenti incentivandoli anche sulla creazione di valore futuro.
Da quando è nata Satispay ha già raccolto 110 milioni e non ne ha avuti mai così tanti da investire. «Non faremo acquisizioni perché abbiamo enormi potenzialità di crescita da cogliere – spiega Dalmasso – . Durante la pandemia abbiamo incrementato del 78% le transazioni, di 450 mila gli utenti attivi e di 35 mila gli esercenti che si avvalgono della nostra piattaforma. C’è tantissimo spazio per fare nuove cose e crescere a livello organico sia in Italia che all’estero».
Nei mesi del lockdown Satispay è stata utilizzata dalle autorità locali e dai comuni per distribuire i voucher in sicurezza, e la sua community ha raccolto 1,3 milioni di donazioni per la protezione civile. «Queste sono le cose che ci riempiono di orgoglio – ha concluso Dalmasso siamo una comunità di 1,3 milioni di utenti attivi, molto fedeli e con un grande spirito di appartenenza tant’è che appena abbiamo lanciato una raccolta fondi per il Covid e la risposta è stata immediata e corale ». Tra i tanti illustri soci stranieri, c’è anche un’azienda italiana come Tim – suoi i marchi che hanno fatto la storia della tecnologia come Olivetti – che ha rilevato il 9% di un gruppo che promette di diventare il prossimo unicorno tricolore dopo Yoox.
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