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Tutti gli inciampi della mini-Imu

I margini, finanziari e di calendario, sono strettissimi ma il Governo e soprattutto la maggioranza che lo sostiene hanno avviato la caccia alle coperture aggiuntive necessarie per evitare anche la mini-Imu di gennaio. Oltre alle ragioni politiche, a spingere per una soluzione che eviti il pagamento di gennaio contribuisce anche più di una ragione tecnica, legata a una serie di complicazioni che acquistano un peso specifico rilevante soprattutto se messe in rapporto alle somme medie da pagare.
La prima complicazione è quella legata al calcolo: per individuare la mini-Imu i contribuenti devono infatti conteggiare due imposte, quella prodotta dalle aliquote reali (l’elenco relativo ai Comuni che le hanno alzate è disponibile sul sito del Sole 24 Ore: www.ilsole24ore.com) e quella generata dalle aliquote standard, calcolare la differenza fra le due e pagare il 40% di questa somma. Nel caso di un bilocale da 60mila euro di valore ai fini Imu, per esempio, si tratta di un’imposta da 48 euro. Chi non abbia le competenze o non si fidi a calcolare da solo il dovuto, però, deve rivolgersi a un commercialista o a un centro di assistenza fiscale, proprio nel momento di massimo ingorgo fra le scadenze di dicembre e quelle di gennaio: in questo caso, la consulenza chiesta per calcolare l’imposta e compilare il modulo rischia di costare una somma vicina alla mini-Imu da versare. Senza contare il caso delle categorie che hanno visto cambiare più volte le regole Imu nel corso del 2013, come accaduto agli immobili dei militari e a quelli concessi in comodato, in cui il ricalcolo deve tener conto di passaggi diverse per diverse situazioni.
I pagamenti medi sono pesi leggeri, ma la platea interessata ha confini enormi. Il meccanismo scritto nel decreto impone la mini-Imu non solo nei Comuni che hanno alzato l’imposta nel 2013, magari con l’intento strumentale di spuntare “gratis” compensazioni statali, ma anche in quelli dove l’Imu è cresciuta nel 2012, quand’era perfettamente in vigore. I confini, poi, sono ancora più larghi nel caso dei fabbricati rurali che, come le abitazioni principali, sono stati “esentati” solo dall’aliquota standard proprio come accaduto alle abitazioni principali. Alcuni sindaci, anche per evitare il contraccolpo politico dei pagamenti di gennaio di un’imposta che si credeva abolita, hanno annunciato di voler esentare i propri cittadini dai versamenti, ma al momento non possono farlo perché il decreto non lo prevede: in questi casi, i sindaci che si “ribellano” senza aver scovato risorse alternative (ma i termini per l’assestamento ordinario di bilancio sono scaduti il 30 novembre) rischiano paradossalmente di essere chiamati a rispondere di danno erariale, perché non hanno raccolto un’imposta prevista dalla legge.
Sono le stesse regole generali del Fisco, però, a far inceppare molti mini-pagamenti. Sotto i 12 euro, prima di tutto, i versamenti sono azzerati, e i Comuni possono decidere nei propri regolamenti soglie superiori: dal 1° luglio dell’anno scorso, poi, non è possibile inviare cartelle ai contribuenti che sono debitori di una somma inferiore a 30 euro (lo prevede l’articolo 3, comma 10 del “decreto fiscale” del Governo Monti, Dl 16/2012), per cui anche le amministrazioni che vorranno raccogliere le somme avranno spesso le armi spuntate.

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