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«Tutte le risorse alla competitività»

La legge di stabilità «non delinea interventi chiari e decisi» mirati ad un «recupero di competitività e crescita». È critico il giudizio di Confindustria, espresso ieri dal direttore generale, Marcella Panucci, in un’audizione a Montecitorio, davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato.
A non convincere è la parte fiscale: il taglio delle imposte ha un effetto «molto modesto» sulla crescita e comunque è quasi interamente coperto da un aggravio del fisco sulle imprese. Non solo: ci sono «luci e ombre» anche sulla qualità dei tagli alla spesa, «sostanzialmente lineari». Pur rispettando l’equilibrio dei conti pubblici, senza il quale «il paese non ha prospettive», bisogna ridurre la pressione fiscale diretta sul lavoro dipendente e sulle imprese, «che pesa come un macigno sulle nostre imprese, concentrandosi su pochi, chiari obiettivi», ha sottolineato la Panucci nell’audizione.
Con le manovre del 2011 la pressione fiscale è cresciuta «sensibilmente», dal 42,5 dell’anno scorso al 44,7% di quest’anno e salirà ancora di un altro mezzo punto nel 2013. Il total tax rate nel 2012 è al 68,3%, contro il 65,7 della Francia e il 46,8% della Germania. In particolare pesa «l’elevato livello del cuneo fiscale e contributivo sul lavoro»: siamo al 53,5% del costo del lavoro, contro il 35,4% della media Ocse del 35,4% e il 41,9 di quella Ue. È su questa voce che vanno destinate tutte le risorse, quelle che derivano dal rigore dei conti pubblici e dalla lotta all’evasione fiscale. Sommate, possono fare «massa critica» e riportare il cuneo fiscale sulla media dei paesi europei.
Altra priorità è sostenere gli investimenti in innovazione e ricerca, con un credito d’imposta strutturale, anche utilizzando le risorse che derivano da una razionalizzazione degli incentivi. Strutturali dovranno diventare anche le risorse a sostegno della produttività del lavoro. E la Panucci ha fatto un riferimento, sia durante l’audizione sia a margine, alla trattativa tra le parti. «Confindustria per definizione fa accordi forti. Vogliamo un’intesa che consenta effettivamente di trasferire parte degli aumenti nazionali in azienda, perché è lì che si realizza effettivamente la produttività e la si può misurare. Un tassello importante che completa l’accordo del 28 giugno del 2011», aggiungendo che il dialogo con le altre parti datoriali «non è difficile». Parole che hanno avuto l’approvazione del presidente dell’Alleanza delle cooperative, Luigi Marino.
Non basta però la detassazione sui premi di produttività a rilanciare la competitività del paese. Secondo Confindustria è «positiva la riduzione di un punto rispetto al previsto aumento dell’Iva» ma per raggiungere questo obiettivo e ridurre l’Irpef «si aggrava il carico fiscale direttamente o indirettamente sulle imprese». E preoccupa la riduzione della dotazione finanziaria per l’erogazione dei rimborsi d’imposta, in questa fase di restrizione del credito. Quanto alla Financial Transaction Tax, sarebbe meglio per Confindustria non anticipare i tempi e aspettare che venga recepita la direttiva Ue. «Delude» invece il non recepimento della direttiva del 2011 sui pagamenti della Pa. Ed è «paradossale che si continui a perdere tempo su un provvedimento tanto atteso dalle imprese mentre si anticipa il recepimento di una direttiva che ancora non c’è».
Luci e ombre anche sulla spending review: «troppo timida» e soprattutto i tagli sono sostanzialmente lineari, sia sugli enti territoriali che sulla spesa sanitaria. Bisogna invece puntare all’efficienza, ridisegnando il sistema. E bisogna evitare che i tagli agli enti locali finiscano per annullare gli effetti positivi delle maggiori risorse destinate ad alcune grandi opere: la proposta è di non calcolare nel patto di stabilità interno le spese per investimenti. Vanno destinare alla riduzione del cuneo fiscale i risparmi nella spesa per interesse: per raggiungerli bisogna andare avanti anche con le riforme strutturali e le dismissioni patrimoniali.

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