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Tutte le misure allo studio

Spagna e Cipro, dopo Grecia, Portogallo e Irlanda, hanno portato a cinque i Paesi dell’eurozona che hanno chiesto l’aiuto dell’Ue per salvare il loro debito dall’attacco della speculazione o il sistema bancario nazionale dal collasso. Nel vertice Ue a Bruxelles non si tratta così solo sui cinque principali argomenti sul tavolo (piano per la crescita e l’occupazione, controllo centralizzato a Bruxelles dei bilanci nazionali, condivisione del debito, intervento del fondo salva Stati anti speculazione e Unione bancaria). Il problema sostanziale è il salvataggio dell’euro e dell’Europa unita.
Anche perché, se oggi si concludessero i lavori con lo spirito della ventina di inconcludenti vertici anticrisi precedenti, diventerebbe probabile in prospettiva perfino l’estensione del contagio finanziario all’Italia e alla Francia, due delle tre grandi economie dell’eurozona. Al riparo, tra i pesi massimi della moneta unica, rimarrebbe solo la Germania. Ma non si sa fino a quando, visto che le criticità nel sistema bancario tedesco non mancano per l’accumulo di titoli dei Paesi a rischio e di speculazioni finanziarie in derivati (spesso nascoste nella zona d’ombra dello shadow banking). In più quasi la metà dell’export tedesco viene assorbito dall’Ue, che dovrebbe ridurre gli acquisti in caso di arretramento di molti suoi Paesi membri.
La svolta, per una soluzione della crisi, sembra poter arrivare se tutti gli Stati membri comprenderanno l’interesse comune a salvare l’euro e una costruzione da 500 milioni di abitanti, che solo unita potrà competere con gli Stati Uniti, la Cina, l’India e le altre economie emergenti. Nel breve la Germania, la Finlandia e gli altri Stati più solidi si godono i bassi tassi sul loro debito, che scaturiscono proprio dalle difficoltà dei Paesi mediterranei nel piazzare i loro titoli sui mercati. Ma, se l’euro saltasse, le perdite colpirebbero tutti, Stati del Nord e mediterranei.
Trovare l’accordo, senza questa comprensione reciproca, appare molto difficile. Tutti, per esempio, hanno capito che il rigore finanziario e le misure di austerità non sono sufficienti in economia e provocano l’ascesa degli estremismi in politica. C’è bisogno di crescita e occupazione per far aumentare le entrate fiscali e i consumi a livelli di rilancio. Ma Francia, Italia, Spagna e Grecia chiedono investimenti consistenti. Germania, Finlandia, Olanda e Svezia propongono principalmente riforme strutturali per spendere poco o nulla.
Sugli interventi finanziari anti speculazione pesa il precedente degli attacchi alla lira e alla sterlina nel ’92, quando gli acquisti difensivi consentirono guadagni colossali agli speculatori. Spagna e Italia insistono per aiuti immediati dal fondo salva Stati. La cancelliera Merkel sembra arroccata sul «no». Condiziona soluzioni di condivisione dei debiti pubblici ai tempi lunghi di una cessione di sovranità nazionale sulle politiche economiche. Nella sostanza è difficile darle torto. L’euro è nato senza un vero governo comune dell’economia, che ormai è indilazionabile.

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