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Tutte le azioni che battono i Btp

di Marco Sabella

Un bel gruzzolo del valore di 16,7 miliardi di euro sta per scivolare nelle tasche delle centinaia di migliaia di azionisti che hanno puntato su Piazza Affari. E che incuranti delle oscillazioni del listino milanese — sceso nel 2010 del 13%e risalito nelle prime settimane del 2011 di circa il 15%— hanno deciso di investire sulle società ad alto dividendo. Perché titoli come A2A (rendimento per dividendi all’ 8,4%), Terna e Enel (6,3%), Snam Retegas (6%), Eni (5,4%) offrono «cedole» , largamente superiori al 4,81%di un Btp a 10 anni e addirittura al 5,46%di un Btp trentennale. Se tutte le blue chip dell’indice Ftse/Mib fossero un’unica grande società la supercedola annuale pagata agli azionisti, rapportata alla capitalizzazione aggregata, raggiungerebbe un rendimento del 3,2%, pochi decimali in meno rispetto al 3,40%di un Btp a 5 anni. Monte Investire in azioni ad alto dividendo, dunque, conviene (vedi interviste a fianco ) perché spesso sono proprio i dividendi, reinvestiti e capitalizzati, che fanno la differenza nelle performance di borsa sul lungo periodo. Il monte dividendi pagato negli anni arriva talvolta ad incidere sulla performance finale (total return ) molto più delle vistose e repentine variazioni dei corsi azionari, con i loro ricorrenti e imprevedibili capital gain (guadagni in conto capitale) o capital loss (perdite in conto capitale). L’elaborazione condotta da CorrierEconomia sulle grandi capitalizzazioni dell’indice Ftse/Mib e sulle piccole e medie taglie di Piazza Affari riesce dunque ad anticipare che la campagna dividendi del 2011 sarà generosa (vedi tabella). Il monte dei dividendi che verranno distribuiti salirà, appunto, dai 16,02 miliardi del 2010 ai 16,70 del 2011. Il rendimento medio (dividend yield ) scenderà invece leggermente dal 3,4%del 2010 al 3,2%di quest’anno per l’effetto — virtuoso — dell’aumento delle quotazioni di Borsa, che stanno al denominatore del rapporto. Naturalmente il criterio di scelta basato sulle cedole deve essere considerato in modo critico. I dividendi, per essere un buon criterio di selezione dei valori azionari, devono essere stabili, ripetibili, possibilmente crescenti negli anni. Alcuni analisti mettono poi in guardia dalla cosiddetta «trappola del valore» , che si determina quando una società paga sì dividendi molto elevati agli azionisti, ma si rivela incapace di generare un capital gain, o addirittura perde terreno nelle quotazioni. Le telecomunicazioni europee, in anni recenti, sono state un esempio di questo tipo. Ma c’è anche chi, relativamente ai titoli ad alto dividendo, mette in luce, oltre al vantaggio di performance superiori nel lungo periodo, anche la caratteristica di ombrello protettivo contro l’inflazione. Confronti Il confronto fra il rendimento delle azioni ad alto dividendo e quello delle obbligazioni, non dice tutto sulla convenienza dell’investimento in titoli ad alta cedola. Vediamo perché. Se c’è l’inflazione, alla scadenza del termine di un prestito obbligazionario, il capitale rimborsato sarà svalutato di un ammontare pari al valore dell’aumento del costo della vita nel periodo. Un titolo azionario, invece, fa riferimento a cespiti reali, che si rivalutano in Borsa di pari passo con l’inflazione. Detto in altri termini le cedole dei dividendi azionari sono «reali» e risentono molto meno del tasso di inflazione, perché il capitale sottostante (l’azione corrispondente) si rivaluta nel tempo. Non così, invece, avviene per il capitale «svalutato» che viene rimborsato da un’obbligazione ordinaria a tasso fisso al momento della scadenza. Se le virtù dei dividendi sono numerose e condivise occorre anche ricordare che la funzione primaria della Borsa è quella di raccogliere capitale di rischio, che viene investito, con un alto tasso di remunerazione, in imprese per definizione dal risultato incerto. Ecco perché gli investitori che cercano guadagni elevati e più veloci (ma più incerti) puntano sulle società a crescita piuttosto che su quelle ad alto dividendo. Ma la statistica mostra che il tempo è galantuomo e che molto spesso, la lenta tartaruga riesce a superare il pie’ veloce Achille.

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