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Tutele crescenti, si parte da 700mila contratti

Scatta il contratto a tutele crescenti per una platea iniziale di 680mila potenziali candidati. Sono disoccupati, precari e inattivi che, secondo le stime del Sole 24 Ore in collaborazione con il centro studi Datalavoro, rappresentano il bacino “minimo” che in un anno alimenta le assunzioni a tempo indeterminato. 
Un bacino che comprende anche una quota di lavoratori che già hanno il posto fisso ma vogliono cambiare (circa 90mila), calcolato sulla base degli inserimenti realizzati dalle imprese nel 2014 che risultano dai microdati Istat.
La scommessa per il nuovo contratto – operativo da sabato, dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto 23/2015 – è calamitare l’interesse delle imprese a cui viene offerto un carnet di incentivi grazie ai contributi Inps azzerati per tre anni e un taglio del costo del lavoro che può arrivare a superare il 50% in caso di ”somma” del bonus previsto dalla legge di Stabilità 2015 con altri aiuti per l’assunzione.
Dai calcoli realizzati dal Sole 24 Ore del Lunedì sul costo mensile per assumere un giovane operaio metalmeccanico (si veda l’edizione del 2 marzo), ipotizzando una retribuzione lorda di 1.589 euro, risulta che con il bonus della legge di Stabilità l’azienda risparmia 505 euro di “bollini” Inps al mese (il massimo è di 8.060 euro l’anno) e l’esborso complessivo coincide con la retribuzione lorda.
Costa invece di più il contratto a termine, che la legge Fornero (92 del 2012) ha reso più oneroso, con un aumento dei contributi dell’1,4%: gli oneri previdenziali, nell’esempio descritto, arrivano a 527 euro. E visto che lo sconto previsto dalla legge di Stabilità si applica solo alle assunzioni a tempo indeterminato, l’esborso mensile passa a 2.116 euro, il 33% in più.
Una differenza di costi che potrebbe portare le aziende ad assumere più lavoratori a tempo indeterminato rispetto ai contratti a termine, soprattutto di quelli a più lunga durata.
Dai dati delle comunicazioni obbligatorie del ministero del Lavoro emerge che in un trimestre circa l’11% dei nuovi contratti a termine dura almeno dieci mesi e il 3% almeno un anno. Per questi – in tutto oltre 300mila – le imprese forse potrebbero preferire il contratto a tutele crescenti, risparmiando un terzo del costo del lavoro ogni mese.
Solo ipotesi, per ora, che soltanto a posteriori potranno trovare conferma, al pari delle previsioni indicate nell’ultima rilevazione del sistema informativo Excelsior di Unioncamere che dalle dichiarazioni delle imprese evidenziava un possibile aumento del 17% dei contratti a tempo indeterminato siglati nel primo trimestre dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2014.
Il nuovo contratto si presenta poi appetibile per le aziende intenzionate ad assumere nuovi lavoratori o a stabilizzare rapporti a termine, non solo per l’incentivo contributivo, ma anche per la prevalenza del risarcimento economico in caso di litigio su un eventuale futuro licenziamento. Bisogna ricordare, però, che l’azzeramento dei contributi spetta per i primi tre anni dopo l’assunzione, ma solo per i piani di reclutamento che avvengono nel 2015.
In più ci sono delle condizioni da rispettare, prima tra tutte quella che richiede che nei sei mesi precedenti la firma del contratto il lavoratore non sia stato occupato, presso qualsiasi datore, a tempo indeterminato.
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