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Tutele crescenti, l’ora dell’avvio

È attesa per oggi la pubblicazione in «Gazzetta Ufficiale» dei due decreti legislativi che istituiscono il nuovo contratto a tutele crescenti e riordinano gli ammortizzatori sociali. Se la data verrà confermata, i due testi normativi – perni del Jobs act – entreranno in vigore da domani e i datori di lavoro potranno procedere con le nuove modalità di assunzione.
Il contratto a tutele crescenti si applicherà ai nuovi assunti operai, impiegati e quadri del settore privato, nonchè ai lavoratori destinatari della conversione di un attuale contratto a tempo determinato o di un rapporto d’apprendistato. Il nuovo accordo si applicherà, inoltre, ai vecchi assunti di imprese fino a 15 dipendenti che supereranno tale soglia dopo l’entrata in vigore del decreto. Per i lavoratori già assunti in aziende più grandi continueranno a valere, invece, le disposizioni contenute nell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (legge 300/70).
Le tutele crescenti rappresentano uno spartiacque nella disciplina giuslavoristica nazionale, eliminando la reintegrazione nel posto di lavoro come sanzione unica in caso di licenziamento illegittimo, mantenuta solo in alcuni casi tipizzati come il licenziamento discriminatorio, quello intimato in forma orale o in cui venga provata l’insussistenza del fatto materiale contestato.
La tutela accordata d’ora in avanti in caso di recesso del datore di lavoro sarà, infatti, di natura essenzialmente indennitaria, legata cioè al pagamento di un indennizzo economico destinato a crescere parallelamente all’anzianità di servizio del dipendente coinvolto. Una scelta, quest’ultima, controbilanciata da un contratto che sarà a tempo indeterminato e incentivato dalla decontribuzione per i nuovi assunti fino al 31 dicembre prossimo grazie a uno sgravio previsto dalla legge di stabilità 2015 che avrà valenza triennale e ammonterà a 8.060 euro annui per ogni assunto.
Innovativa anche la scelta contenuta nell’altro decreto relativo agli ammortizzatori sociali, il quale dal prossimo 1° maggio introduce la nuova prestazione di assicurazione sociale per l’impiego (Naspi) al posto di Aspi e mini Aspi. La Naspi è destinata ai lavoratori disoccupati con almeno 13 settimane di contribuzione nel quadriennio precedente il licenziamento e con 30 giorni di lavoro nei 12 mesi precedenti.
La nuova assicurazione durerà non più di 104 settimane (78 dal 2017) e avrà un importo massimo di 1.300 euro, con riduzione del 3% al mese per ogni mese successivo al terzo. L’erogazione della Naspi è condizionata alla partecipazione dell’interessato a iniziative di attivazione lavorativa. Chi, pur avendo beneficiato della Naspi, dovesse rimanere poi senza occupazione e in condizione di bisogno, potrà ottenere un assegno di disoccupazione (Asdi) per massimo 6 mesi e un importo pari al 75% della Naspi.
Viene riconosciuta, ancora, un’indennità di disoccupazione per i lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa (anche a progetto) iscritti in via esclusiva alla gestione separata.
Il contratto di ricollocazione – a cui sono destinati 50 milioni nel 2015 e 20 nel 2016 – garantirà, infine, un tesoretto individuale proporzionato al profilo di occupabilità del lavoratore e spendibile presso i soggetti pubblici o privati accreditati al servizio di assistenza nella ricerca del lavoro.

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