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Tutelata la copia del software

di Giovanni Negri

Va tutelata sul piano penale anche la copia di un software. A patto che presenti elementi di novità rispetto all'originale. Lo stabilisce la Corte di cassazione con la sentenza n. 8011 della Terza sezione penale depositata il 1° marzo. I giudici, a proposito dell'illecita duplicazione del programma e della creatività dell'opera, hanno ricordato innanzitutto che a contrapporsi sono due nozioni: una oggettiva, che tende a ritenere creativa un'opera oggettivamente caratterizzata da elementi originali e innovativi tali da distinguerla da ogni opera preesistente e una soggettiva secondo la quale dovrebbe ritenersi creativa l'opera che presenta l'impronta personale del suo autore.
La giurisprudenza ha scelto quest'ultima sottolineando che l'oggetto della tutela non è necessariamente l'idea in sè, che può essere alla base di diverse opere dell'ingegno, ma la forma particolare che assume, a prescindere dalla sua novità e dal valore intrinseco della suo contenuto. Un orientamento confermato anche dalla normativa, con l'articolo 2 della legge n. 633 del 1941 che fornisce un elenco, sia pure non esaustivo, delle opere tutelate, tra le quali sono compresi i programmi per elaboratori in qualsiasi forma espressi purché originali come risultato della creazione intellettuale dell'autore. «Restano esclusi da tale tutela – spiega la sentenza – le idee e i principi che stanno alla base di qualsiasi elemento di un programma».
Con il termine programma per elaboratore, si sottolinea, si intende un complesso di informazioni idonee a far eseguire a un elaboratore operazioni determinate. Un programma deve, sulla base della linea affermatasi anche nei tribunali, essere protetto dalla legge sul diritto d'autore non solo quando è completamente nuovo ma anche quando fornisce un apporto nuovo nel campo informatico, esprimendo soluzioni di problemi in modo migliore rispetto al passato.
Nel caso approdato alla Cassazione, una perizia aveva accertato che il programma oggetto della contestazione penale non rappresentava la semplice riproduzione di un'opera esistente, ma un programma nuovo con soluzioni più avanzate di quelle precedenti. Come pure il reato, ricorda la Cassazione, è in ogni caso possibile anche se la duplicazione è stata solo parziale e non ha riguardato la totalità del programma.

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