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Tutela piena se cambia il profilo

Se il correntista cambia il proprio profilo di rischio la banca non può fare come se niente fosse e dare corso a investimenti non più allineati con il nuovo identikit. Per questo va risolto per inadempimento il contratto di acquisto di obbligazioni Lehman Brothers malgrado l’opposizione dell’istituto di credito. A risolvere la controversia è stato il tribunale di Velletri con sentenza del 4 giugno con la quale è stata accolta l’azione proposta nei confronti di una banca intermediaria da parte di una correntista che, nel 2008, aveva acquistato 90mila euro di bond Lehman. La risparmiatrice aveva sollecitato la risoluzione del contratto quadro e dei successivi contratti di acquisto per inadempimento della banca.
Dalla lettura della documentazione depositata dalle parti emergeva che nell’autunno del 2006 la risparmiatrice aveva stipulato un contratto di conto corrente e servizi collegati tra cui, in particolare, il «Servizio di custodia, amministrazione e servizi di investimento in strumenti finanziari». Nella primavera del 2008 era poi stato firmato un nuovo contratto di custodia, amministrazione, collocamento, ricezione, e trasmissione ordini per conto del cliente, negoziazione per contro proprio, su prodotti e strumenti finanziari nel quale la risparmiatrice aveva scelto il regime di «execution only».
Sul piano normativo, le attività oggetto dei contratto in questione rientrano, sulla base dell’articolo 1 comma 5 del Testo unico della finanza tra i servizi di investimento che comportano a carico degli intermediari il rispetto di alcune regole e principi generali di condotta sancite dall’articolo 21 del Tuf.
Nel corso del procedimento era emerso, sulla base della scheda «determinazione profilo cliente» e del «questionario profilo cliente», la prima del 2006, la seconda del 2008, che la cliente con il secondo documento aveva ridotto drasticamente il profilo di rischio precedentemente delineato con il primo. Nel 2008 l’obiettivo principale della risparmiatrice era quello di protezione del capitale con un orizzonte temporale di investimento orientato al breve termine e con una media propensione al rischio.
La consulenza tecnica disposta d’ufficio metteva in luce come si fossero succedute due operazioni di acquisto di bond Lehman conformi alla propensione al rischio che la risparmiatrice aveva evidenziato nel 2006, ma che la seconda operata a luglio 2008 appariva in contrasto con il nuovo profilo meno spregiudicato del portafoglio titoli tradotto nel questionario datato aprile 2008. Tenuto conto dell’esito della consulenza, per i giudici deve essere considerato grave l’inadempimento della banca. Mancanza che si è concretizzata nella decisione di acquistare titoli non tenendo conto del volontà della cliente.
Il contratto di intermediazione intercorso tra le parti deve perciò essere risolto e la correntista è chiamata a restituire alla banca oltre ai titoli, le somme incassate a per le cedole e i rimborsi percepiti nel frattempo, oltre agli interessi e alla rivalutazione monetaria. La banca dovrà invece corrispondere alla correntista le somme utilizzate come provvista per l’acquisto dei bond della banca statunitense caduta per default.
Non è stata invece accolta, per assenza di prove che corroborassero la richiesta, la domanda di risarcimento danni avanzata dalla risparmiatrice che puntava al ristoro del danno esistenziale oppure del danno da stress.

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