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Tutela depositanti, Bce ferma

Banca centrale europea irremovibile sulla tutela dei depositanti, nonostante la ferma opposizione della Germania. Nell’epoca del bail-in e della crisi dei debiti sovrani, la storia economica del recente passato (ancora non conclusa) ha impegnato l’organo centrale a raggiungere entro un decennio la totale Unione bancaria europea. Essa si compone di tre punti: vigilanza unificata, trattamento univoco delle risoluzioni bancarie e garanzia dei depositi armonizzata (Edis). È proprio quest’ultimo punto a far discutere: un piano di protezione dei depositi della zona pan-euro deve infatti ancora decollare, specie a causa dell’opposizione della Germania, la quale ha dichiarato di non voler condividere il rischio di insolvenza e fallimento altrui, pagando per economie che meno di lei hanno saputo cavarsela in anni di difficoltà. La stessa, nel corso dell’incontro Ecofin, ha anzi ribadito la necessità di imporre regole ferree sui bilanci bancari, tramite l’introduzione di requisiti di capitale per i titoli di stato in portafoglio (oggi valutati a rischio zero) o l’introduzione di un tetto massimo. Proposta subito bocciata. Se da un lato l’attenzione è rivolta a una divisione europea interna, dall’altro l’organo centrale ha cercato di tirare le somme di una crisi economica le cui ragioni, per quanto palesi, sono ancora da afferrare. Secondo il working paper di aprile, le banche sottocapitalizzate hanno incentivo a scommettere su titoli governativi quando si attendono perdite consistenti in concomitanza di una crisi del debito sovrano (si veda il caso greco). La mancanza di trasparenza nei bilanci bancari, pur in presenza di schemi volti a contrastare il rischio di insolvenza, lascia dunque l’economia esposta e suscettibile alle «scommesse» di mercato. In un clima di mancato equilibrio, le banche tenderebbero così a esporsi verso i debiti domestici, spingendo a un aumento dei costi di finanziamenti e ad un sovraffollamento dei prestiti al settore privato.

Gloria Grigolon

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