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Tutela del marchio se c’è «distinzione»

Chi chiede la registrazione di un marchio per un prodotto o un servizio deve spiegare con chiarezza le ragioni di una distinzione degna di tutela internazionale. La Corte di giustizia, con la sentenza C-307/10, tenta di arginare la tendenza a dare un’interpretazione estensiva all’esigenza di protezione dei marchi, fornendo la chiave di lettura della direttiva 2008/95/Ce sul ravvicinamento dei marchi in materia d’impresa.
Muovendosi su questa linea la Grande Chambre risponde all’alta Corte inglese, che l’aveva interpellata su un ricorso del Chartered Institute of Patent Attorneys, l’organismo inglese, composto da avvocati, che veicola le domande di brevetto. Il Cipa aveva chiesto l’ annullamento della decisione con cui l’autorità interna aveva negato la registrazione del marchio «Ip Translator», ritenendolo privo di un carattere distintivo.
Il Cipa aveva, infatti, utilizzato una categoria troppo ampia (Educazione, Formazione Divertimento, Attività sportive e culturali) tra quelle contenute nella classificazione di Nizza, che comprende 34 classi di prodotti e 11 di servizi, per un totale di circa 12mila voci. Nel “contenitore” scelto potevano rientrare sia i servizi precisati dall’organismo sia tutti gli altri indicati in quel settore, compresa l’attività di traduzione: un servizio che con la denominazione «Ip translator» veniva descritto ma non distinto. Per sciogliere il nodo, l’alta corte britannica chiede a Lussemburgo se la direttiva esige chiarezza e precisione nelle domande di tutela, se questa può essere garantita anche dall’uso dalle indicazioni generali contenute nelle tipizzazioni di Nizza e, per finire, se chi utilizza la classificazione generale deve “isolare” dall’elenco alfabetico i prodotti o i servizi che lo interessano.
Puntuali arrivano le risposte della Grande Chambre, che afferma un obbligo di chiarezza e precisione, in modo da consentire alle autorità competenti e agli operatori economici di avere un quadro di certezze sull’estensione delle garanzie legate al marchio.
Via libera all’uso della classificazione generica, come nel caso di «Ip Translator», purchè siano chiari gli elementi di distinzione.
Chi utilizza tutte le indicazioni generali del titolo di una specifica classe, deve spiegare se vuole una tutela a 360 gradi per tutti i servizi o indicare quelli da considerare. Sarà il giudice interno a esprimersi sulla correttezza della domanda.

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