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Tutela del diritto d’autore online, prende forma il regolamento

Si è conclusa pochi giorni fa la consultazione pubblica sullo schema di regolamento dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AcCom) per la nuova tutela online del diritto d’autore, e sembra finalmente aprirsi una nuova stagione nella tanto discussa querelle tra autori, service provider e utilizzatori della rete.

La nuova delibera AcCom 452/13 in materia di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica approvata lo scorso 25 luglio, ha riacceso i riflettori sul tema cruciale della regolamentazione amministrativa delle procedure di rimozione selettiva dei contenuti illeciti a tutela delle opere digitali.

Primi passi concreti nella difficile ricerca di un equilibrio tra posizioni concettualmente opposte tra di loro.

«Pur permanendo diversi profili critici irrisolti, il regolamento contiene due soluzioni pragmatiche che possono essere ritenute apprezzabili, sotto il profilo della funzionalità del procedimento disciplinato», commenta con Affari legali Emilio Tosi, managing partner di Tosi & Partners High Tech Legal, professore di diritto privato e diritto delle nuove tecnologie all’Università di Milano Bicocca. «Si tratta dell’esclusione dall’ambito soggettivo del regolamento AcCom degli utilizzatori finali della rete internet, c.d. downloader, e dall’ambito oggettivo delle attività di condivisione diretta (c.d. peer to peer) tra utenti finali, che rimangono, quindi, di competenza esclusiva dell’Autorità giudiziaria ove sussistano gli estremi di una fattispecie di reato.

L’obbiettivo dichiarato, pur discutibile sotto il profilo dell’enforcement limitato, ma realistico, considerate le scarse risorse a disposizione, è quello di concentrare l’azione di contrasto nei confronti della pirateria digitale degli uploader; infine, l’esclusione dell’avvio d’ufficio delle verifiche, che avrebbe, in concreto, paralizzato AcCom di fronte al mare magnum di internet, a fronte di una più realistica attivazione della procedura di rimozione selettiva su istanza dell’interessato».

Secondo Tosi, comunque, «il nuovo tentativo di regolamentazione amministrativa non è esente da criticità. Valga per tutti, il permanere del problema di fondo, più volte stigmatizzato, sull’ambito applicativo: non pare ammissibile, dal punto di vista della gerarchia delle fonti, l’estensione automatica, senza copertura espressa di norma primaria, idealmente, una nuova Legge sul diritto d’autore 2.0, a tutti quei contenuti definiti nello schema di regolamento come «opere digitali», cioè diffusi a mezzo internet. Si rende, quindi, urgente un intervento del legislatore, ordinario o delegato, che elimini alla radice questa lacuna, estendendo espressamente i poteri di AcCom al di fuori del ristretto contesto dei contenuti audiovisivi legittimato espressamente dal vigente Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici (Tusmar)».

Queste novità giungono a poche settimane dalla presentazione, da parte del presidente dell’AcCom, Angelo Marcello Cardani, della relazione annuale in parlamento.

Relazione che quest’anno ha messo in evidenza luci e ombre del settore, come il ritardo italiano nella banda larga, la bassa digitalizzazione della popolazione, la piaga della pirateria online.

Un mercato, quello delle tlc, che comunque dimostra sempre una certa vitalità, come dimostra la recente vendita di Mtv Italia a Viascom. «Dopo aver assistito Telecom Italia Media nella cessione dell’intero capitale di La7 srl a Cairo Communication, il nostro studio ha prestato consulenza legale nella cessione della maggioranza di Mtv srl a Viacom», spiega Stefano Valerio, partner di d’Urso Gatti e Bianchi Studio Legale Associato, impegnato ad assistere Telecom. Una delle operazioni più importanti nel panorama italiano. «La complessità dell’operazione è stata principalmente legata agli aspetti relativi alle autorizzazioni e ai numerosi contenziosi ad esse collegati. Gli americani, infatti, hanno normalmente sistemi più semplici e processi più veloci» «Altro aspetto di non semplice soluzione è stata la scelta della legge applicabile e del foro competente, data la totale sfiducia degli stranieri nel sistema giudiziario italiano. In ogni caso, anche grazie all’atteggiamento costruttivo dei legali di Viacom, si sono trovate soluzioni che hanno contemperato le esigenze di tutti».

Alessandro Boso Caretta, partner della practice competition di Dla Piper ha trovato tre elementi positivi nella relazione dell’Autorità per le comunicazioni: l’accento sulla certezza del quadro regolatorio, anche nelle tempistiche degli interventi; la centralità della digitalizzazione come volano per lo sviluppo dell’economia e la consapevolezza che, in un periodo di rapido cambiamento tecnologico, economico e sociale, vi debba essere un «cambio di passo» anche da parte del regolatore. «In negativo emerge lo squilibrio che esiste tra la regolamentazione rivolta agli operatori di rete e audiovisivi da un lato e quella rivolta ai cd. «over the top» dall’altro lato, con gli squilibri competitivi nel mercato, suscettibili di scoraggiare gli investimenti», dice Boso Caretta. «È opportuno che il tema venga affrontato dai regolatori, a livello non solo nazionale ma anche e soprattutto internazionale. La regolazione sconta ancora difficoltà di coordinamento tra le autorità preposte. Sono stati fatti dei passi in avanti, ma è necessario progredire ulteriormente».

Secondo Marzia Amiconi, partner dello Studio Amiconi, «gli elementi fondamentali della Relazione sono il crollo del fatturato dell’editoria e della raccolta pubblicitaria. Questo si riflette in una flessione del contributo al Pil dei servizi di telecomunicazione». La relazione si è soffermata sulle esigenze della c.d. internet economy che erode quote di mercato al traffico voce e dati tradizionale e continua la crescita del traffico ip in mobilità con contenuti video che sono diventati il principale driver della crescita della domanda di traffico. In questo senso, se le telecomunicazioni sembrano ridimensionate, il valore di internet si estende a dismisura al diffondersi del suo utilizzo».

Arturo Leone, partner di Bird & Bird è critico sulla relazione dell’AcCom. «Non offre obbiettivamente spunti di grande ottimismo. Fotografa impietosamente lo stato di depressione in cui si trova il mercato per via della crisi. Il primo di questi è la sempre maggiore valorizzazione del ruolo di internet; l’Autorità è molto orientata a costruire l’economia digitale attorno al web favorendone le dinamiche di cambiamento; significativo è che la stessa editoria tradizionale, settore in decrescita, non deve vivere internet come una minaccia ma come una strada su cui costruire nuovi modelli di business». Le criticità sono riconducibili soprattutto alla ridotta crescita delle infrastrutture e al conseguente digital divide.

Secondo Alessandro La Rosa dello Studio Previti, «l’Autorità non ha incertezze sulla strada da intraprendere per contrastare un fenomeno in crescente espansione: la contraffazione telematica anche dei prodotti editoriali audiovisivi. È incoraggiante sentire riconoscere la centralità del ruolo della produzione di contenuti originali e la necessità di difendere questo principio «ora più che mai» nei confronti della pirateria informatica. Le modalità di fruizione dell’audiovisivo sono in costante evoluzione ed il mercato di riferimento sta subendo profondi cambiamenti: per poter considerare internet il volano per nuovi modelli di business è indispensabile però che i media tradizionali non debbano prima combattere chi, attraverso internet, indebitamente si appropri dei prodotti editoriali altrui.

Secondo Massimo Tavella, neo fondatore dello Studio Tavella e Avvocati, specializzato in diritto della comunicazione e proprietà industriale, «Un elemento positivo è la previsione della destinazione, tra il 2013 e il 2014, di considerevoli risorse pubbliche nazionali e comunitarie, oltre che cofinanziamenti privati, alla realizzazione del Piano Nazionale per la Banda larga presentato dal ministero dello sviluppo economico. Apprezzabile anche la prospettica riduzione dei prezzi dei servizi di telecomunicazioni su rete fissa e mobile, dovuta a motivazioni di carattere tecnologico e per la minore sensibilità dei consumi telefonici e di accesso a internet».

Guardando al futuro, secondo Tavella «l’attuale fase di mutamento strutturale del settore delle comunicazioni fa presagire il superamento dello stesso concetto di «convergenza dei media». Internet, infatti, sta divenendo uno strumento alternativo per veicolare non solo prodotti editoriali ma anche contenuti televisivi, cambiando le abitudini di consumo e dunque introducendo nuovi modelli di business». «Mi auguro che nella sfida che si prepara ad affrontare l’Autorità sappia mostrarsi coraggiosa e si muova nel solco già tracciato dai giudici, nazionali e comunitari, che quei principi hanno ripetutamente applicato per giungere a sanzionare, perché responsabili, quei soggetti che non si limitano a fornire passivamente servizi di ospitalità di contenuti altrui, ma svolgendo ulteriori attività, ad esempio di indicizzazione, organizzazione e selezione dei contenuti stessi, perdono la posizione di presunta neutralità per assumerne una che li pone in una posizione incompatibile col regime di limitazione di responsabilità attualmente dettato solo per talune figure di internet service provider» dice La Rosa. Solo per citare i più recenti, l’intervenuto sequestro, ad opera dell’Autorità giudiziaria, di uno dei più noti portali di streaming di contenuti calcistici come l’ordine inibitorio adottato lo scorso 16 luglio dalla Royal Courts of Justice di Londra nei confronti dei sei principali fornitori di connessione inglesi per impedire l’accesso ad un portale che svolge attività di indicizzazione ed aggregazione di streamers di eventi sportivi.

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