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Tutela dei dati, la partita è aperta Tra i pretendenti Almaviva-Aruba

Serve tanta potenza di calcolo e tanto storage, cioè «magazzino», per le pubbliche amministrazioni: gli enti centrali e i Comuni. Servono protezioni e chiavi crittografate per evitare incursioni esterne — come insegna l’attacco alla Regione Lazio — ora che tutti ci colleghiamo agli account aziendali da remoto.

Oggi il ministro dell’Innovazione, Vittorio Colao, svelerà le prime carte sul costituendo «Polo strategico nazionale» per la tutela dei dati informatici degli italiani. Lo farà di raccordo con la neonata Agenzia per la Cybersecurity guidata da Roberto Baldoni, già alla vicedirezione del Dis . A conferma di quanto sia diventato rilevante mantenere criptati i (nostri) dati. Ne va della nostra sovranità digitale, diventata più rilevante di quella territoriale, agganciata ai fenomeni migratori. C’è già per questo polo una manifestazione di interesse da parte di una cordata tricolore, nel senso del passaporto degli azionisti che guidano le due aziende: Almaviva ed Aruba. Quest’ultima ha ottime capacità elaborative e un capillare sistema di magazzino con i suoi data-center, tanto da aver attive collaborazioni anche con Leonardo. La prima gestisce già i servizi cloud di Consip, Ferrovie, ministero della Giustizia, Aifa, Anas, Rai, Deutsche Bank e ha collaborazioni frequenti con decine di amministrazioni pubbliche. Tra gli interessati al Psn però c’è anche Cdp, con Tim che fornirà i data center (e rapporti consolidati con Google e Intesa Sanpaolo). C’è Leonardo, con le sue competenze nella cybersecurity e Sogei, controllata al 100% dal Mef, che ha in dotazione i sistemi informatici. Senza escludere dalla partita Microsoft, Amazon, con le loro region in Italia, e Fincantieri. L’ambizione del governo è di arrivare ad erogare, entro il 2026, l’80% dei principali servizi pubblici in formato digitale, portando il 75% delle Pa sul cloud, grazie ai 900 milioni messi a disposizione dal Pnrr. Dice Alberto Tripi, presidente (e azionista) di Almaviva, che bisogna operare «una profonda rivisitazione dei processi della Pa ai quali lavoriamo da anni. Per questo offriamo il nostro know-how. Bisogna rendere interoperabili le banche dati, proteggendo tutti i dati da attacchi informatici che possono mettere a rischio l’operatività di enti centrali e locali». Per questo il Psn «deve tramutarsi in un nodo». Che renda difficili, col meccanismo del collo di bottiglia, le incursioni dall’esterno, che vivono di intelligence e spionaggio con finalità geopolitiche e terroristiche. Per questo Almaviva con Aruba «ha messo a terra il progetto di una cloud factory», una sorta di fabbrica cloud, con grandi capacità elaborative, data-center e meccanismi di ripristino immediati in caso di «disaster recovery» in cui l’attacco è su larga scala e i dati rischiano di andare persi. «Giusta la scelta di accentrare i poteri di spesa e di coordinamento al ministero guidato da Colao», dice Tripi. Serve una cabina di regia permanente.

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