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Tutela ampia e armonizzata per i marchi d’impresa

Il concetto di marchio si estende a nuovi tipi, ad esempio quello olfattivo: viene superato, così, il dato della semplice riproducibilità grafica; viene varata una nuova procedura amministrativa, alternativa alla via giudiziaria, per la decadenza o la dichiarazione di nullità dei marchi. Sono alcune delle novità più significative del decreto legislativo, approvato dal governo il 14 febbraio 2019 in via definitiva, che attua la direttiva (Ue) 2015/2436 sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di marchi d’impresa.La novella rafforza la tutela delle denominazioni di origine e indicazioni geografiche (Dop/Igp), inserendo l’impedimento assoluto alla registrazione dei marchi in conflitto, indipendentemente dal settore di appartenenza (vini, bevande spiritose, prodotti agricoli e alimentari e così via). Il dlgs prevede particolari motivi di rifiuto della registrazione a causa di conflitti con le menzioni tradizionali protette relative ai vini (Mtv) e alle specialità tradizionali garantite (Stg) tutelati dalla legislazione dell’Unione. Da segnalare la protezione rafforzata ai marchi che godono della reputazione in uno stato membro; l’estensione della possibilità di applicare, anche in caso di mero transito, la procedura di sequestro alla frontiera delle merci contraffatte; l’introduzione del divieto di svolgere atti preparatori alla contraffazione.

Abolizione della rappresentazione grafica. È una delle principali novità. L’effetto è la possibilità di accettare nuovi tipi di marchi, depositati in formati non previsti in precedenza dai sistemi nazionali o regionali. Saranno possibili, i marchi sonori, di movimento, multimediali, e gli ologrammi. Deve trattarsi di rappresentazioni chiare, precise, autonome, facilmente accessibili, intellegibili durevoli e obiettive.

Potranno costituire oggetto di registrazione tutti i segni, purché siano atti a distinguere i prodotti o i servizi di un’impresa da quelli di altre imprese, e ad essere rappresentati nel registro in modo tale da consentire alle autorità competenti e al pubblico di determinare precisamente ed esattamente l’oggetto della protezione conferita al suo titolare. Di conseguenza, che la domanda di registrazione del marchio deve contenere, anziché la riproduzione del marchio, la rappresentazione dello stesso, con le modalità, e che i prodotti e i servizi per i quali è chiesta la protezione devono essere identificati con chiarezza e precisione sufficienti a consentire alle autorità competenti e agli operatori economici di determinare, esclusivamente su tale base, l’ambito di protezione richiesta.

Divieto di registrazione dei segni relativi a denominazioni di origine e indicazioni geografiche. Il principio inderogabile è l’impedimento assoluto alla registrazione come marchio del segno idoneo a ingannare il pubblico sulla tipologia di marchio. A ciò si aggiunge il divieto assoluto alla registrazione di un segno come marchio nel caso di conflitto con la tutela delle Dop e delle Igp, di conflitto con le menzioni tradizionali protette relative ai vini e alle specialità tradizionali garantite e di conflitto con le denominazioni di varietà vegetali europee e nazionali.

Marchio collettivo. È collettivo il marchio la cui registrazione può essere ottenuta «da soggetti che svolgono la funzione di garantire l’origine, la natura o la qualità di determinati prodotti o servizi». La novella interviene a definire la platea dei legittimati ad ottenere la registrazione dei marchi collettivi. Sono inseriti tra i possibili richiedenti del marchio collettivo le persone giuridiche di diritto pubblico e le associazioni di categoria di fabbricanti, produttori e prestatori di servizi o commercianti, escluse le società (Spa, Sas e Srl), che svolgono la funzione di garantire l’origine, la natura o la qualità di determinati prodotti o servizi.

Requisito della novità. Non toglie la novità il marchio anteriore che sia scaduto da oltre tre anni se si tratta di un marchio di certificazione.

Onere della prova nelle azioni di contraffazione. Si conferma che l’onere di provare la nullità o la decadenza del titolo di proprietà industriale incombe in ogni caso su chi impugna il titolo, ma salvo il caso di decadenza per non uso. In ogni caso in cui sia domandata o eccepita la decadenza per non uso, spetta al titolare del marchio la prova dell’uso dello stesso nei 5 anni precedenti la data di presentazione dell’azione o che esistono motivi validi per il non uso. Questo significa che non è possibile impedire l’uso di un segno se i diritti del titolare sono suscettibili di essere dichiarati decaduti per non uso al momento in cui l’azione per contraffazione viene intentata.

Antonio Ciccia Messina

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