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Turisti stranieri, sì allo shopping in contanti

di Marco Mobili e Giovanni Parente

Tracciabilità meno rigida per gli acquisti degli stranieri in Italia. Nel decreto sulle semplificazioni fiscali che questa settimana sarà all'esame del Consiglio dei ministri, si punta ad attenuare l'effetto del tetto massimo per i pagamenti in contante facendo un'eccezione per non deprimere gli acquisti di beni made in Italy da parte dei turisti. Una deroga al nuovo limite dei mille euro, introdotto a inizio di dicembre dalla manovra Monti, per venire incontro alle esigenze dei commercianti al dettaglio, in particolar modo di quelli che operano nelle zone ad alta presenza di soggetti provenienti da altri Paesi. La norma allo studio del Governo impone, però, comunque due condizioni al dettagliante. Prima di tutto, dovrà chiedere e fotocopiare il passaporto del cliente. Gli importi incassati per gli acquisti da mille euro in su non potranno rimanere in negozio. Il commerciante dovrà depositarli entro due giorni sul suo conto corrente e al momento stesso del versamento dovrà consegnare alla banca la fotocopia del passaporto dell'acquirente straniero e del documento che certifica il pagamento della somma. Un modo per limitare l'eventuale aggiramento dei vincoli sul contante che potrebbero essere tentati dalle organizzazioni criminali (soprattutto attraverso stranieri compiacenti) per riciclare denaro sporco.
Non sarebbe comunque il solo correttivo alle norme introdotte poco più di due mesi fa. La segnalazione dell'infrazione rilevata sullo stop al contante non dovrebbe più essere trasmessa alle Entrate, come attualmente previsto, ma dovrebbe essere prevista un'ulteriore fase di filtro: la violazione arriverà alla Guardia di Finanza, che in presenza di elementi fondati per l'accertamento metterà al corrente l'Agenzia. Nel pacchetto semplificazioni sono destinate a entrare anche altre misure antievasione. Dalle maxisanzioni doganali per bloccare la fuga dei capitali all'estero a quelle per i prodotti contraffatti, dalle compensazioni che tornano sotto osservazione alla nuova operazione di pulizia delle partite Iva inattive. E alla luce delle operazioni a Cortina, Roma, Milano, Napoli e Sanremo, potrebbe arrivare anche una norma ad hoc per inserire autonomi, negozianti ed esercenti che non emettono lo scontrino nelle liste selettive dei soggetti da accertare.
La vera chiusura del cerchio dovrebbe arrivare, poi, con un mini restyling della giustizia tributaria, già al centro di ritocchi sostanziosi con le manovre estive dello scorso anno. La tassa d'ingresso per il contenzioso in caso di ricorso cumulativo dovrà essere pagata in base al valore di ogni singolo atto impugnato. Mentre se in appello il ricorrente contesterà le sole spese di giudizio, il contributo unificato sarà calcolato solo con riferimento a queste ultime. L'istituzione delle sedi staccate delle sezioni di secondo grado dovrebbe diventare facoltativo e non più obbligatorio. Il limite anagrafico per i concorsi interni tra i magistrati sarà equiparato a 72 anni come quello per quelli esterni. Mentre il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria dovrà comunicare almeno un anno prima i posti che i magistrati libereranno per aver raggiunto l'età massima. Anche la macchina amministrativa dei Tribunali del fisco è destinata a essere rivista con un riassetto delle competenze sulla gestione del personale e dell'organizzazione del lavoro. Il tutto nell'obiettivo di far funzionare in modo ancora più efficiente la giustizia tributaria come sentinella nel recupero della lotta all'evasione. Recupero che dovrebbe essere poi destinato alla riduzione del prelievo sui contribuenti facoltosi: ma a questo dovrebbe pensare la riscrittura della delega per la riforma fiscale.

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