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Turismo, un taglio ai contributi per chi esce dalla cassa integrazione

Decontribuzione dal 50 al 100% per i lavoratori che usciranno dalla cassa integrazione del settore turismo – ma si studia la misura anche per commercio e servizi e non avranno più l’ombrello del blocco dei licenziamenti. La norma è sul tavolo del decreto “Sostegni 2” che il governo sta mettendo a punto per il varo nei prossimi giorni. La decontribuzione, cui ha fatto cenno ieri anche il ministro del Lavoro Andrea Orlando, funzionerebbe come un paracadute, dopo la fine dello scudo anti-licenziamenti e l’esaurimento della cassa integrazione imposta dall’emergenza Covid: in questo modo si incoraggerebbero le aziende, con un congruo taglio del costo del lavoro, a mantenere in attività buona parte dei dipendenti e farli rientrare dalla cassa. Il costo per ora è valutato da uno a 2 miliardi e si provvederà anche al rifinanziamento della Naspi.
Il blocco dei licenziamenti è stato prorogato dal decreto “Sostegni 1”. In particolare, le aziende che utilizzano la cassa integrazione ordinaria non potranno procedere a recessi sino al 30 giugno 2021, mentre per le aziende che utilizzano quella in deroga il blocco durerà sino al 31 ottobre 2021.
Passi in avanti anche per quanto riguarda i ristori alle imprese e alle partite Iva per le chiusure dovute all’epidemia. Il totale degli interventi sale a 14 miliardi, mentre per il meccanismo dell’erogazione delle risorse a fondo perduto si fa avanti l’ipotesi degli utili, come ha annunciato ieri la sottosegretaria all’Economia Alessandra Sartore. Il ragionamento è volto a premiare le aziende più solide e attive e che a fronte di una contrazione del fatturato non hanno ridotto i costi, gli investimenti e proceduto a licenziamenti, conservando in questo modo un livello di utili accettabile. La proposta, avanzata dalla Lega ma che era stata presa in considerazione anche dal precedente governo, prevede così di adottare come metro di valutazione la riduzione dell’utile premiando le aziende che hanno tenuto sugli investimenti e non hanno licenziato.
Il criterio dell’utile, più lento nel processo di erogazione, dovrebbe comunque affiancarsi al vecchio criterio del fatturato con l’opzione tra la contrazione media, di almeno il 30 per cento tra il 2019 e il 2020 oppure tra aprile- marzo 2019-20 e aprile-marzo 2020-21. In questo modo si lascerebbe alle imprese la possibilità di scegliere il periodo su cui applicare il calcolo.
Per la ripresa della riscossione delle cartelle, che resteranno ferme ancora per tutto il mese di maggio, la soluzione di compromesso cui si starebbe lavorando sarebbe quella di semplificare l’accesso ai piani di rate (a 6 o 10 anni) per i soggetti che hanno perso almeno il 30% del fatturato.
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