Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Turismo forense a tutta birra

Da Roma a Milano, passando per Latina, Foggia, Velletri, Cassino, Nola: il turismo forense si allarga a macchia d’olio su tutto il territorio. Prova ne sono i dati raccolti dal Consiglio nazionale forense sugli avvocati stabiliti italiani iscritti in tutti e 165 gli ordini territoriali, che danno una fotografia completa su dove il fenomeno di andare all’estero (soprattutto in Spagna) a sostenere l’esame di stato per dribblare quello italiano, si sia esteso maggiormente. E non mancano sorprese, a parte la leadership indiscussa dell’ordine di Roma, che vanta circa un terzo degli aspiranti legali italiani con titolo acquisito all’estero (si veda ItaliaOggi del 7 febbraio scorso). Già, perché ad esempio a Locri deve essersi sparsa la voce della possibilità di andare in Romania a ottenere l’abilitazione, dato che ci hanno provato in 34 (il numero maggiore di avocat di tutta Italia). Ai quali, però, è andata male, perché la loro iscrizione alla sezione degli avvocati stabiliti è sospesa, in virtù, presumibilmente, delle indicazioni fornite dal ministero della giustizia e dal Cnf su quale sia l’unica Autorità romena preposta a rilasciare il titolo. Curiosi anche i numeri dell’ordine di Nuoro, con ben 34 aspiranti avvocati italiani che non hanno seguito né la via spagnola né quella romena per abilitarsi, ma evidentemente hanno individuato una terza via all’estero non specificata dal Cnf. Per il resto, da sottolineare le cifre della regione Lazio, dove evidentemente il fenomeno si è diffuso a macchia d’olio. Oltre ai numeri monstre di Roma, infatti, all’ordine di Latina tutti e 129 gli iscritti nella sezione degli avvocati stabiliti sono italiani: 114 abogados e 15 avocat. A Velletri stesso discorso, in 93 hanno seguito la via spagnola e uno la via romena, mentre a Cassino su 66 avvocati stabiliti, 41 sono abogados e 24 avocat. La rilevazione effettuata dal Cnf ha l’obiettivo di mostrare la dimensione del fenomeno creato dalla direttiva sul diritto di stabilimento (Direttiva 98/5/CE recepita in Italia con il dlgs 2 febbraio 2001 n. 96), che consente agli avvocati comunitari di svolgere l’attività forense in uno stato europeo diverso da quello nel quale è stato conseguito il titolo professionale. In merito, si è tenuta settimana scorsa presso la Corte di giustizia delle Comunità europee l’udienza sul rinvio pregiudiziale del Cnf sulla questione “abogados” (cause Torresi C-58/13 e C-59/13). Le conclusioni dell’Avvocato generale presso la Corte Ue sono previste per il 10 aprile, dopo di che verrà emessa la sentenza. “La direttiva di stabilimento”, si legge nel dossier n.1/2014, “è diventata lo strumento utilizzato da parte di alcuni aspiranti avvocati italiani per eludere la disciplina interna e, in particolare, per sottrarsi all’esame necessario per poter acquisire la necessaria abilitazione all’esercizio della professione forense in Italia. Negli ultimi anni si è addirittura assistito alla nascita di molteplici associazioni e scuole volte unicamente ad assistere il candidato nell’iter volto ad ottenere il titolo abilitativo all’estero”.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un voluminoso dossier, quasi 100 pagine, per l’offerta sull’88% di Aspi. Il documento verrà ana...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La ripresa dell’economia americana è così vigorosa che resuscita una paura quasi dimenticata: l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ancora prima che l’offerta di Cdp e dei fondi per l’88% di Autostrade per l’Italia arrivi sul ...

Oggi sulla stampa