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Turchia, Erdogan prende tutti i poteri «Gli osservatori stiano al loro posto»

Dopo un primo momento di smarrimento per il margine ridotto nella vittoria al referendum costituzionale, che ha trasformato la Turchia in una Repubblica presidenziale, Recep Tayyip Erdogan ha recuperato la proverbiale grinta e, atterrato ad Ankara, si è presentato davanti a una folla osannante. Le critiche degli osservatori dell’Osce e del Consiglio europeo, che hanno denunciato pesanti irregolarità nel voto e una campagna elettorale tutta per il sì, sono state rispedite al mittente: «L’Osce stia al suo posto» ha detto il presidente turco tra gli applausi e le bandiere sventolanti. «Alcuni Paesi in Europa — ha aggiunto — hanno fatto campagne contro questo voto più della stessa opposizione turca, con uno spirito da crociati». E ha annunciato un referendum sull’adesione all’Unione Europea ribadendo anche quello, ventilato ieri, sull’abolizione della pena di morte. Cappotto grigio contro la pioggia, Erdogan ha fatto il segno delle quattro dita, imitato dai suoi sostenitori. «Ricordate: un Paese, una lingua, una bandiera e un popolo».

Le polemiche, però, non accennano a placarsi. Nonostante l’Alta Commissione elettorale (Ysk) abbia ribadito la validità del voto, cioè la vittoria dei sì con il 51,41% contro il 48,59% dei no, i partiti dell’opposizione ne chiedono l’annullamento per irregolarità. «C’è un solo modo per uscire da questa situazione — ha detto il vicepresidente del Chp Bülent Tezcan — ed è che la Commissione elettorale ripeta il voto. Sono state considerate valide schede non vidimate e non era mai successo prima». Un giudizio appoggiato dagli osservatori internazionali che hanno denunciato, in una nota, «violazioni che contravvengono agli standard Osce, a quelli europei e agli obblighi internazionali sulla libertà e l’equità del voto».

Al di là della retorica il voto dà sicuramente più di una preoccupazione all’Akp che, insieme ai nazionalisti dell’Mhp, ha perso circa il 10% dei consensi. Non solo. I no hanno prevalso a Istanbul, Ankara, Smirne ma anche in altre importanti città come Antalya, Adana e Mersin dove si concentrano la maggior parte delle attività industriali, turistiche, culturali. In pratica a bocciare la riforma è stata la parte più colta e aperta al mondo del Paese. In apparenza Erdogan, però, va dritto per la sua strada. Il Consiglio di sicurezza nazionale ha già annunciato il prolungamento dello stato di emergenza che scadrà domani. E il 27 aprile Recep Tayyip Erdogan si appresta a tornare alla guida del partito, ruolo che aveva dovuto lasciare nel 2014 per l’obbligo di neutralità dato dalla carica di presidente. Con la riforma il divieto cade. Solo il primo effetto del sì di domenica al referendum .

Monica Ricci Sargentini

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