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Tsipras: rispetteremo le regole Ue. Primo accordo per la ripresa dei colloqui con la «troika»

L’annuncio di un decreto per trasformare le banche popolari in spa fu fatto dal premier Matteo Renzi il 16 gennaio, a Borsa chiusa. Ma nei giorni precedenti molti investitori erano evidentemente a conoscenza del provvedimento del governo e usarono quell’informazione privilegiata per speculazioni da almeno dieci milioni di euro. Su tutto questo indaga ora la Procura di Roma per ricostruire il percorso delle notizie riservate e stabilire chi ne abbia beneficiato. 
Il reato di insider trading non è stato ancora formalizzato, si procede contro ignoti, ma è questa l’ipotesi investigativa dopo le dichiarazioni rilasciate due giorni fa di fronte al Parlamento dal presidente della Consob Giuseppe Vegas secondo il quale «l’analisi della dinamica delle quotazioni nel periodo antecedente al 16 gennaio evidenzia che i corsi delle azioni delle banche popolari hanno mostrato in media una performance negativa, tuttavia è stata rilevata la presenza di alcuni intermediari con un’operatività potenzialmente anomala, in grado di generare margini di profitto, sia pur in un contesto di flessione dei corsi. In particolare i soggetti hanno effettuato acquisti prima del 16 gennaio vendendo poi la settimana successiva».
Già questa mattina i magistrati guidati dal procuratore aggiunto Nello Rossi potrebbero acquisire i documenti allegati alla relazione di Vegas che ha sottolineato come «dal 3 gennaio al 9 febbraio i corsi delle banche popolari sono saliti da un minimo dell’8 per cento per Ubi a un massimo del 57 per cento per Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, a fronte di una crescita dell’indice del settore bancario dell’8 per cento circa».
In particolare emerge che «nel periodo compreso tra il 2 e il 16 gennaio, tre intermediari italiani hanno operato sul titolo Bpm ottenendo plusvalenze potenziali rispettivamente di 1,4 milioni di euro, 800 mila euro e 1,05 milioni (questi ultimi suddivisi in 220 mila euro per conto di un investitore italiano, 500 mila per conto di un investitore estero, 100 mila per un intermediario italiano e 230 mila per un investitore estero)». Oscillazioni anomale anche per il Banco Popolare visto che, come evidenziano gli ispettori della Consob, «tre investitori (due stranieri e uno italiano) hanno avuto plusvalenze potenziali rispettivamente di 3,5 milioni, 350 mila euro e un milione». C’è poi il titolo Ubi «con due intermediari con plusvalenze potenziali da 760 mila e 300 mila euro». L’inchiesta verificherà l’andamento dei titoli delle Popolari e si concentrerà sugli investitori per stabilire da chi possano aver avuto anticipazioni per manipolare il mercato.
Il 30 gennaio, nel corso della manifestazione dei bancari, la leader della Cgil Susanna Camusso aveva attaccato — pur senza nominarlo — il finanziere amico del presidente Renzi, Davide Serra, perché «non è un bello spettacolo che subito dopo il decreto sulle banche popolari si scopra che c’è chi lo sapeva in anticipo e ha speculato su questo». Si riferiva a un’intervista al Sole 24Ore nella quale lo stesso Serra ammetteva di «investire sulle Popolari dal marzo 2014, ho una specifica, grande posizione in un istituto che sa cosa vogliamo e dove intendiamo arrivare, perché ci siamo parlati, siamo in dialogo continuo». Contatti che adesso si dovranno approfondire.
In serata, con una nota, la Algebris Investments guidata da Serra si è detta «assolutamente disponibile» a collaborare con le autorità, spiegando di non avere mai rilevato azioni di Banca dell’Etruria, di non avere comprato quote di Popolari dal 1 al 19 gennaio 2015 e di avere nel periodo sostanzialmente solo venduto, in perdita, titoli del Banco Popolare. Le azioni — circa 5,2 milioni di titoli — erano state acquistate nel 2014, durante l’aumento di capitale dell’istituto veronese, a un prezzo medio di 13,76 euro. Sono poi state vendute — spiega la nota di Algebris — a un valore medio di 9,72 euro. La perdita realizzata a riguardo è stata quindi intorno ai 21 milioni di euro.
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