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Tsipras: “Referendum se passa la linea-Troika”

Un accordo entro il 9 maggio. Oppure, se Atene e creditori non troveranno un’intesa, un referendum per chiedere direttamente ai greci se accettare o meno il nuovo pacchetto di riforme richiesto dalla ex-Troika. Alexis Tsipras ha scoperto le carte sulla strategia ellenica nei negoziati con Bce, Ue e Fmi, confermando che il suo governo – alle prese con una drammatica crisi di liquidità – vuol chiudere la partita in tempi brevi. «L’accordo-ponte è a portata di mano – ha detto il premier – restiamo distanti su lavoro e pensioni ma su quest’ultimo tema possiamo rinviare a un’intesa a 360 gradi che potremo trovare più avanti». Il “commissariamento” di Yanis Varoufakis non ha accorciato le distanze tra le parti. Ma sotto il Partenone non c’è molto tempo da perdere. I soldi in cassa, malgrado la confisca della liquidità degli enti locali, sono pochi. E il premier spinge per trovare la quadra entro la scadenza dell’11 maggio, quando il governo dovrà rimborsare circa 800 milioni al Fondo Monetario Internazionale.
Il nuovo team negoziale guidato da Euclid Tsakalotos ha lavorato tutta la giornata di ieri per mettere a punto un disegno di legge omnibus che dovrebbe comprendere un pacchetto di misure in grado di convincere la Ue ad aprire i cordoni della borsa consentendo ad Atene di evitare il default. «Senza aiuti il paese non ce la fa», ha detto cinico il numero uno dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem. Sul tavolo dell’incontro di oggi con il Brussels group la Grecia metterà qualche nuova concessione: si parla di un rinvio al 2016 della cancellazione della tassa sulla casa, di una revisione del sistema fiscale che porti a un’aliquota unica del 18% oltre a nuove norme per combattere l’evasione fiscale, di leggi per obbligare gli oligarchi a pagare le frequenze televisive che usano abusivamente da anni e che rendano più indipendente dal potere politico l’agenzia delle entrate.
Tsipras ha annunciato nel corso di un’intervista fiume su Star tv finita a tarda notte che potrebbe rendere obbligatorio l’uso della carta di credito per operazioni sopra i 50-70 euro ribadendo invece – cosa che non piacerà a Bruxelles –di non voler fare passi indietro sulla reintroduzione dei contratti collettivi e sullo stipendio minimo. Linea dura, insomma, per cui è già pronto un piano B: se Atene si trovasse al bivio tra il rischio default e la possibilità di ricevere aiuti in cambio di richieste che non può accettare «sottoporremo la questione ai miei concittadini con un referendum», ha detto Tsipras, malgrado molti costituzionalisti contestino la praticabilità di consultazioni di questo tipo per leggi di bilancio.
Il Presidente del Consiglio, con la consueta retorica che usa sul fronte domestico, ha accusato la Bce e i creditori di aver ingannato la Grecia, promettendo dopo l’accordo del 20 febbraio aiuti che non si sono mai materializzati. Il congelamento delle banche domestiche imposto dalla Bce è «poco ortodosso», ha detto mentre l’unico partner affidabile per il numero uno di Syriza è l’ex nemico Angela Merkel: «Ora che l’ho incontrata ho capito perché è un autorevole leader politici da così tanto tempo». Varoufakis, intanto, libero da impegni con i creditori, ha incontrato ieri le autorità svizzere per mettere a punto uno scudo fiscale per il rimpatrio dei capitali esportati nei caveau delle banche elvetiche
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