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Tsipras oggi a Roma Il Tesoro: sconti? Decisione europea

Se qualcuno si aspetta che l’Italia possa giocare un ruolo da mediatore tra la Grecia e l’Europa, si sbaglia. Matteo Renzi, che alle 17 incontrerà il premier Alexis Tsipras, e il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, impegnato alle 14 in un pranzo di lavoro col collega greco Yanis Varoufakis, sono certamente molto attenti al nuovo corso politico di Atene, in particolare per quanto riguarda la necessità di abbandonare una linea del rigore fine a se stessa. Posizione che del resto ha caratterizzato proprio il semestre di presidenza italiana dell’Unione europea che si è appena concluso. Prima della svolta greca. Ma l’Italia ha sempre portato avanti le proprie posizioni nel rispetto delle istituzioni, delle procedure e delle regole europee. Ed è convinta che così debbano fare tutti i membri dell’Unione. Ecco perché al ministero dell’Economia sgombrano il campo da eventuali aspettative errate. 
Primo: l’incontro tra Padoan e Varoufakis è stato chiesto da quest’ultimo, la scorsa settimana, nell’ambito di un giro che lo stesso Varoufakis sta compiendo in questi giorni nelle principali capitali europee. Secondo: l’Italia è molto interessata a capire la posizione del governo guidato dal leader del partito di estrema sinistra Syriza. In questi giorni infatti, dalla capitale greca, sono arrivati messaggi diversi ed è difficile distinguere quelli che hanno come destinatario il dibattito politico interno da quelli che rappresentano la posizione reale che il governo Tsipras terrà nel confronto con Bruxelles. Terzo: un’eventuale modifica degli accordi tra la Grecia e l’Ue va discussa nell’ambito delle istituzioni europee. È già convocata una riunione del consiglio europeo per il 12 febbraio e poi si riuniranno l’Eurogruppo il 16 e l’Ecofin il 17. Sono queste le sedi dove risolvere la questione e non gli incontri bilaterali che sono importanti ma non possono dar luogo ad alleanze tra alcuni Paesi contro altri, perché ciò non aiuterebbe la costruzione di nuovi accordi.
Fissata questa impostazione, Padoan è pronto a entrare nel merito dei problemi, anche perché l’Italia è il terzo creditore di Atene, dietro Germania e Francia, con un totale di 35,4 miliardi, 10 dei quali relativi al prestito bilaterale del 2010-2011, poi inglobato nel quadro degli aiuti concessi dalla Ue con l’Efsf, il fondo salva-Stati. In tutto, tra finanziamenti Ue, della Banca centrale europea e del Fondo monetario internazionale, la Grecia ha debiti per circa 240 miliardi di euro. Questi finanziamenti sono stati ottenuti in cambio di un programma che prevede un avanzo di bilancio e una serie di misure che ora il primo ministro Tsipras rimette in discussione perché , spiega, ha causato una riduzione del prodotto interno lordo del 25% e un aumento dello stesso debito. Ora nessuno in Europa è disposto a cancellare il debito della Grecia e significativamente ieri il sottosegretario agli Affari europei, Sandro Gozi, ha detto: «Non è necessario tenere un vertice sul debito, tanto più che molti sono contro questa soluzione, che necessita l’approvazione di almeno 19 Paesi». Ma è altrettanto vero, ha aggiunto, che strangolare il proprio debitore non è interesse del creditore. Sta qui lo spazio per un eventuale accordo Atene-Bruxelles.

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