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Tsipras insiste: pronto al referendum

« L’obiettivo è trovare un accordo già questa settimana, la prossima al massimo». Il primo ministro greco Alexis Tsipras semina ottimismo e allo stesso tempo affila le armi per quella che, spera, sia la volata finale. Dopo quasi tre mesi all’ombra del suo ministro rock Yanis Varoufakis, riprende il palcoscenico e in una maratona televisiva di tre ore ripropone ai greci la sua narrativa della crisi, la stessa che gli aveva fatto vincere le elezioni in gennaio proiettandolo, unico leader di sinistra-sinistra, sulla scena europea. «Lottiamo per la democrazia» che per lui significa diritti umani e benessere. 
«Il mandato che abbiamo ricevuto dal popolo è chiaro». La spirale tra debito, recessione, più debito e più recessione va spezzata. «Possiamo vincere e con un accordo onesto sarà sufficiente un passaggio parlamentare, se invece il punto di caduta sarà lontano dalle premesse dovremo portare il testo a referendum».
Per i creditori una spada di Damocle sul tavolo delle trattative. Un’idea del genere era costata la poltrona all’ex premier George Papandreu, ma Tsipras che l’ha incontrato settimana scorsa, pare pronto a difendersi.
L’altra arma sfoderata dal premier greco è geopolitica. «Non è interesse di nessuno che la Grecia esca dall’Europa perché vi apparteniamo spiritualmente e perché la nostra posizione geografica ci rende indispensabili».
Il flirt con la Russia sulla costruzione di un gasdotto e altri progetti, forse è servito proprio a ricordarlo agli alleati-creditori.
«I negoziatori europei – racconta Tsipras ai suoi concittadini – ci hanno teso delle trappole. L’accordo del 20 febbraio prometteva delle cose e invece ne hanno pretese delle altre. Abbiamo commesso errori – ammette –. Il clima, però, è stato molto negativo nei nostri confronti. Non eravamo pronti. Per questo ora abbiamo riorganizzato la squadra per le trattative».
Il pensiero corre a Varoufakis il professore di economia greco-australiano che ha catalizzato le antipatie dei colleghi europei. Tsipras lo difende come deve. «Varoufakis è un asset per noi, è preparato e onesto, non viene meno a ciò in cui crede». Può aver infastidito qualcuno, concede, perché «parla la loro lingua meglio di loro». Quello che passa, quindi, è che gli interlocutori erano invidiosi di Varoufakis.
Difesa d’ufficio pure sull’assenza ingiustificata del ministro alla cena di gala dell’Eurogruppo. «Anche i politici hanno sentimenti. Chiunque si sarebbe sentito a disagio a una cena dove era sicuro che sarebbe stato evitato da tutti. Varoufakis ha preferito risparmiarsi una sera così, libero di farlo, nel menu non c’erano discussioni di merito». La lentezza, sostiene Tsipras, non può dipendere dai singoli. «Dietro ciascun mediatore c’è la responsabilità del primo ministro».
Tsipras ostenta sicurezza sul sostegno degli elettori. «I greci hanno capito che quando questo governo è entrato in carica ha trovato le casse vuote e un accordo capestro che ci dava 35 giorni per rinegoziare il debito. Tutto era organizzato per farci fallire».
Invece? Secondo il premier greco un’intesa è a portata di mano «sempre che qualcuno non ci lanci un siluro». Tsipras annuncia concessioni sulle privatizzazioni, mentre resterebbero dissidi su pensioni, Iva e regolamentazione del lavoro.
I tempi dell’accordo dovranno essere (per l’ennesima volta) stretti. A fine giugno e a luglio Atene ha da rifinanziare debiti per svariati miliardi. «La verità – ha commentato il presidente dell’Eurogruppo, l’olandese Jeroen Dijsselbloem – è che senza prestiti la Grecia non ce la può fare» .

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