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Tsipras giura. E si allea con la destra

Corre Alexis Tsipras, corre perché le promesse con le quali ha vinto il voto di domenica lo inseguono. «A partire da lunedì non ci sarà più un disoccupato senza mutua, né uno sfratto, né un bambino senza asilo». Ovvio, erano esagerazioni elettorali, chiunque ad Atene capisce che non potrà mantenere l’impegno neppure domani. Ma i 100 giorni di luna di miele con il Paese sono già 99 e Tsipras non può deludere. Quindi al lavoro. 
Con il primo posto, il 36% dei consensi e appena due deputati sotto la maggioranza assoluta, il partito di estrema sinistra Syriza ha rotto il duopolio che ha retto la Grecia dalla fine della dittatura dei colonnelli. Per 40 anni, l’età esatta di Alexis Tsipras, il leader di Syriza, ad Atene avevano governato alternativamente i socialisti del Pasok o i conservatori di Nuova democrazia. Ora tocca a questa ancora misteriosa sinistra-sinistra con il premier più giovane della storia moderna greca.
Ieri mattina Tispras ha incontrato il leader di Anel, una formazione della destra nazionalista, Panos Kammenos, critico feroce, almeno quanto la sinistra, delle misure d’austerità chieste dall’Europa in cambio di 240 miliardi di prestiti. È sua la definizione dell’Europa come di un «dominio della Germania neo-nazi». Kammenos ha garantito l’appoggio dei suoi 14 deputati e ottenuto l’ingresso nella maggioranza di governo. Ad Anel potrebbe andare il ministero dei Trasporti navali.
Nel pomeriggio Tsipras è andato al palazzo presidenziale per ricevere l’incarico di governo, comunicare di aver già esaurito le consultazioni e giurare come premier. Altra novità assoluta: il giuramento è avvenuto sulla Costituzione e non sulla Bibbia. Tsipras è ateo, ma non un mangia preti. E soprattutto è scaltro. Prima che dal presidente era stato dall’Arcivescovo di Atene Ieronymos e gli aveva garantito che i singoli ministri giureranno secondo coscienza: con o senza benedizione religiosa. Tsipras non vuole guerre di religione e mostra deferenza in ogni occasione. È stato ospite dai monaci del Monte Athos e persino da papa Francesco.
Al termine della giornata, mentre si scatenava il toto ministri, Tsipras ha deposto una corona al memoriale di una strage compiuta durante l’occupazione tedesca. Un omaggio all’ala partigiano-comunista confluita in Syriza, ma anche un pro memoria a chi, da Berlino, vorrà opporsi agli sconti che la nuova Atene antiausterity vuole chiedere.
Oggi, massimo domani, giureranno i ministri scelti da Tsipras e il voto di fiducia in Parlamento è fissato per il 5 febbraio. Le poltrone da tenere d’occhio sono soprattutto due: Economia e Finanza, i dicasteri che tratteranno con le istituzioni internazionali. Bce, Fmi e Commissione europea non chiudono la porta e alcuni pensano che il profilo delle scelte possa preconizzare la riuscita o meno dei negoziati. I candidati vengono quasi tutti da quella insolita compagnia di economisti emigranti (professori di atenei più o meno prestigiosi in Germania, Australia, Gran Bretagna e Stati Uniti) che Syriza ha richiamato in patria per affrontare la crisi.
Yanis Varoufakis, 53 anni, è un falco. Per lui l’aggiustamento di bilancio è una tortura («waterboarding»), la mancata uscita dall’euro quattro anni fa un errore e i «compiti a casa» imposti dall’Europa «un trasferimento delle perdite bancarie sulle spalle dei cittadini». Ma mentre si avvicina la sua potenziale nomina cresce il senso di responsabilità. «Non giochiamo con le parole — ha detto ieri in tv —. L’ipotesi Grexit (l’uscita della Grecia dall’euro, ndr ) non è sul tavolo. Evocarlo crea solo confusione sui mercati».
«Diplomatico», almeno nei toni, è sempre stato Yannis Dragasakis, 68 anni, altro ministro in pectore, ma il biglietto da visita di ex membro del Comitato centrale comunista non lo renderebbe comunque popolare nell’Eurotower.
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