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Tsipras conferma i piani “Programma ponte ma senza la Troika”

Nessun passo indietro. Zero concessioni alla Ue. Niente “moratoria” fino a giugno su decisioni unilaterali come annunciato in mattinata da Avgi , il quotidiano di partito di Syriza. Alexis Tsipras sceglie la strada del muro contro muro con i creditori, annuncia un programma di governo che cancella da subito buona parte delle riforme della Troika e getta le basi per un martedì al calor bianco all’Eurogruppo, quando incontrerà pure Mario Draghi e Christine Lagarde.
«Non negozieremo un’estensione del memorandum seguito fino a oggi (la richiesta arrivata da tutti e 18 i partner Ue, ndr) ma chiediamo un programma ponte fino a giugno per presentare le nostre proposte che sono realistiche — ha detto al Parlamento — . Vogliamo onorare i nostri debiti ma un’esposizione oltre il 180% del Pil non è sostenibile. Sediamoci a un tavolo e troviamo assieme le soluzioni. Una cosa è certa: rispetteremo gli impegni che ci siamo presi in campagna elettorale. Dopo cinque anni di interventi barbari che hanno ridotto in povertà 2,5 milioni di persone, i greci non possono sopportare altre promesse non mantenute». Fumo negli occhi di Wolfgang Schaeuble e dei falchi del rigore per cui diverse parti dei piani di Syriza «non andavano nella giusta direzione ». Dovranno farsene una ragione. Tsipras ieri sera li ha ribaditi uno ad uno. «Un Paese dove migliaia di persone soffrono la fame non è un Paese civile. Da mercoledì inizieremo ad affrontare la crisi umanitaria — ha garantito — . Daremo luce, casa e cibo ai poveri. Riassumeremo i dipendenti pubblici licenziati ingiustamente, da fine 2015 restituiremo la tredicesima alle pensioni sotto i 700 euro». Esattamente quello che non volevano Bruxelles e la Bce. «I fondi? Sono nel budget», ha garantito il premier senza argomentare.
Il tempo di squadernare qualche buona notizia per la Ue («dimezzeremo le auto blu, venderemo uno dei tre aerei di stato, combatteremo evasione fiscale e corruzione, dimezzeremo lo staff della presidenza del consiglio e renderemo più efficiente la pubblica amministrazione tagliando i legami con la politica») poi il leader di Syriza è tornato a sparare a palle incatenate contro le misure della Troika: «Le loro leggi sull’occupazione hanno riportato Atene al medioevo — ha detto — La competitività si fa con l’innovazione, non abbattendo il costo del lavoro». Saranno così cancellati i provvedimenti imposti da Bce, Ue e Fmi: «Ripristineremo il contratto di lavoro collettivo, fermeremo i licenziamenti di massa e alzeremo dal 2016 a 751 euro lo stipendio minimo». Quindi il premier è passato a picconare il capitolo delle privatizzazioni: «Favoriremo gli investimenti esteri, ma non svenderemo gli asset pubblici per pagare un debito insostenibile». Altro drappo rosso sventolato sotto il naso dei creditori. Come la richiesta dei danni di guerra alla Germania («è un nostro obbligo morale farci restituire i soldi che ci devono»), la riapertura delle tv pubblica Ert («chiuderla è stato un crimine per favorire gli oligarchi che ora dovranno pagare le licenze») e l’abolizione della tassa sulla casa («ma pagate quelle arretrate»).
«La nostra parola d’ordine è democrazia dappertutto — ha aggiunto Tsipras — Sono consapevole di responsabilità e difficoltà ma di una cosa sono certo: non svenderemo e non negozieremo la dignità del popolo greco » ha concluso sull’orlo delle lacrime. Il Parlamento gli ha tributato una standing ovation, come i suoi concittadini che al 72% sostengono la sua posizione negoziale. La strada per trovare un’intesa con l’Europa e il Fondo, però, dopo il discorso di ieri è di sicuro molto più in salita.
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