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Tsipras al summit decisivo “Alla Grecia serve tempo non altri soldi dall’Ue”

Ora o mai più. La Grecia e l’Europa si ritrovano oggi faccia a faccia per lo showdown finale. L’Eurogruppo esaminerà il lavoro fatto dai tecnici degli ultimi due giorni. Poi, dopo settimane di polemiche e di punture di spillo, avrà davanti a sè solo due strade e mezza: la prima — disastrosa per l’area euro — è prendere atto che tra Atene e i suoi creditori non è possibile arrivare a un compromesso. Ipotesi che bloccherebbe i finanziamenti al governo ellenico già dal 18 febbraio (quando la Bce dovrà valutare il rinnovo dei crediti d’emergenza) portando il paese al default. La seconda è un compromesso onorevole. Trovando la maniera di dare più tempo ad Alexis Tsipras per presentare i suoi piani (il problema è come) e garantendo al Paese finanziamenti per stare in piedi altri sei mesi. L’altra mezza è la decisione di andare ai tempi supplementari. Affidando a un nuovo drammatico Consiglio europeo straordinario in settimana la decisione finale.

«Mi aspetto negoziati difficili — ha promesso il premier ellenico che ieri ha avuto diversi contatti a Bruxelles tra cui un colloquio con Jean Claude Juncker — . Ma se ci sarà data la possibilità, dimostreremo di essere in grado in sei mesi di essere in grado di cambiare la Grecia». Gli sherpa hanno provato negli ultimi tre giorni a limare le divergenze tra le parti. Su alcuni punti però le distanze restano abissali: le riforme del mercato del lavoro (Syriza vuole tornare ai contratti collettivi e cancellare le leggi che consentono i licenziamenti di massa), le privatizzazioni e gli obiettivi di bilancio. La Troika aveva imposto ad Atene di chiudere i conti dello stato con un avanzo primario dal 2016 pari al 4,5% del pil. L’esecutivo ellenico chiede di abbassare l’asticella all’1% per aver più soldi per rilanciare l’economia del paese. Il vero scoglio resta però, per assurdo, lessicale. Wolfgang Schaeuble ha ribadito più volte che la Grecia dovrà accettare un’estensione del memorandum firmato da Antonis Samaras per presentare poi le sue richieste. Il governo Tsipras ha ribadito invece ieri «che non accetterà alcuna ipotesi che preveda soluzioni di questo tipo» chiedendo piuttosto un programma ponte fino all’accordo su nuovo piano e debito. Lo spazio negoziale di Atene non è però molto, anche perché i falchi del rigore sono convinti — a torto o a ragione, che l’Europa potrebbe sopravvivere a un’uscita del paese. «Anche se non ha senso parlare di questa ipotesi» ha sottolineato il governatore della Bce Mario Draghi.
«Noi non abbiamo bisogno di soldi ma di tempo», ha detto Tsipras a Die Stern. E in effetti ha pienamente ragione. Se non si arriverà a un’intesa questa settimana, sarà proprio il tempo a condannare la Grecia. Diversi Parlamenti Ue devono approvare ogni eventuale accordo. E dopo il 28 febbraio — data in cui formalmente scade il vecchio programma della Troika — di sicuro da Bce e creditori non arriverebbe più un centesimo. Quanto può resistere Atene in questo caso? Questione di settimane. Ma senza poter chiedere soldi al mercato — nessuno glieli darebbe — e senza il salvagente della Bce scatterebbero con ogni probabilità controlli sui capitali e il panico e i soldi in cassa sarebbero sufficienti per pochissimo tempo.
Tsipras per ora si consola con il solidissimo consenso interno. Ieri sera a Piazza Syntagma sì è tenuta un’altra manifestazione a favore del Governo. Qualche scricchiolio c’è invece all’interno del suo partito. Ieri sera il premier avrebbe dovuto annunciare la candidatura alla presidenza della Repubblica di Dimitris Avramopoulos, attuale Commissario europeo per le migrazioni e gli affari interni, uomo del centrodestra di Nea Demokratia. Ma le resistenze dell’ala più radicale di Syriza — dicono diverse fonti elleniche — ha bloccato la decisione.
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