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Tsipras accusa il Fondo monetario: criminali

Accuse e contro accuse tra debitori e creditori. La Grecia rischia la bancarotta e i toni si alzano in attesa della riunione di domani dell’Eurogruppo che porterà a Lussemburgo i 19 ministri dell’Economia e delle Finanze dei Paesi che hanno adottato la moneta unica, il presidente della Bce Mario Draghi e la direttrice del Fmi Christine Lagarde, le tre istituzioni che hanno in mano il debito di Atene. Il premier greco Alexis Tsipras ha accusato il Fondo monetario internazionale di avere «una responsabilità criminale per la situazione in cui versa la Grecia». E ha accusato i creditori internazionali di voler «umiliare non solo il governo ma anche il popolo greco». «L’insistenza su un programma di tagli che ha fallito e su misure che non possono essere accettate non è solo sbagliato — ha detto Tsipras intervenendo davanti ai deputati del suo partito Syriza — ma probabilmente serve anche a fini politici e per un piano teso ad umiliare il governo e il popolo greco». 
Una linea che non è piaciuta al presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, da giorni «deluso» dal comportamento «doppio» di Atene nelle trattative delle settimane scorse: «Non mi interessa del governo greco, ma del popolo greco e soprattutto dei più poveri — ha detto Juncker —. Penso che le trattative con la Grecia sarebbero più semplici se i greci dicessero la verità su quello che la Commissione propone».
Atene mantiene la linea dura. Se ha aperto sull’avanzo primario, continua a considerare non ricevibili le proposte di riforma del sistema delle pensioni, del mercato del lavoro e dell’Iva. I creditori, da parte loro, non sono disposti ad accordare ulteriori aiuti senza un impegno sulle riforme. La trattativa è ferma: «Purtroppo, c’è poco di nuovo da riferire» ha detto la cancelliera tedesca, Angela Merkel, che ha anche aggiunto di stare «concentrando tutte le mie forze nel contribuire a garantire che le tre istituzioni trovino una soluzione insieme con la Grecia». Tutti dicono che non vogliono un’uscita di Atene dall’euro. Lo stesso Draghi lunedì durante un’audizione al Parlamento europeo ha invitato gli attori protagonisti del negoziato — creditori e Grecia — a «percorrere un ulteriore miglio» ma ha anche detto che ora la palla è nel campo di Atene. I greci però l’hanno rimandata nella metà avversaria: ieri il ministro delle finanze Yanis Varoufakis in un’intervista allo Spiegel diceva di «chiedere a Frau Merkel se ci sarà un accordo questa settimana».
In questo gioco al rimbalzo è circolata anche la voce che potrebbe essere convocato un summit straordinario dei capi di Stato e di governo per evitare il default della Grecia. A fine giugno Atene deve rimborsare al Fondo monetario internazionale 1,6 miliardi di euro e in quella data scade anche il programma di aiuti in corso che era stato esteso a febbraio in attesa di un nuovo accordo.
Intanto la Banca centrale europea ha fatto sapere che continuerà a fornire i prestiti di emergenza Ela alle banche elleniche finché la Grecia non farà bancarotta. I mercati sono cauti, a risentire delle tensioni è stato lo spread Btp/Bund che in giornata ha toccato i 160 punti per poi chiudere a 153. Occhi puntati sul prossimo faccia a faccia tra Atene e i creditori domani all’Eurogruppo .

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