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Tsipras a Merkel: vogliamo l’intesa

Nuovo incontro, ieri, a Bruxelles, tra Angela Merkel e Alexis Tsipras. Incontro politico, naturalmente: nel senso che nessuno dei due è entrato nel merito delle questioni di programma che dividono Atene dal resto dei suoi creditori istituzionali, cioè la Ue, la Banca centrale europea e il Fondo monetario internazionale. La cancelliera tedesca si tiene lontana dal dare l’impressione di trattare con il governo greco: sarebbe accusata di prepotenza nei confronti degli altri partner dell’eurozona. Fatto sta che quando Merkel e Tsipras parlano, tutti si rilassano: almeno non c’è rottura. La leader tedesca, inoltre, fa tutto il possibile per mostrare volontà di accordo ed evitare che si crei l’impressione che un’eventuale rottura si possa imputare alla Germania. «Deve essere fatto di tutto per evitare» il default ellenico, ha detto Merkel. 
Il colloquio faccia a faccia, ai margini del vertice Ue sulle tragedie del Mediterraneo, è durato poco. Da quel che risulta al «Corriere», è però bastato a Frau Merkel per ricordare al primo ministro ellenico che la strada imboccata ormai da oltre cinque anni dai partner dell’area euro per affrontare la crisi della moneta unica non cambia: si tratta di rendere le economie efficienti attraverso le riforme e di tenersi assieme rispettando le regole di bilancio. E gli avrebbe sottolineato che chi era in grave crisi ma ha proceduto su questa via sta ora raccogliendone i frutti in termini di crescita economica e di riduzione della disoccupazione: in particolare, Irlanda e Spagna.
Tsipras avrebbe chiesto di velocizzare la ricerca di un accordo tra Grecia e creditori: sblocco di 7,2 miliardi di prestiti per Atene in cambio di un programma greco di riforme concordato. Forse, ha fatto cenno alla possibilità — fatta intravedere dal quotidiano Kathimerini — di mettere in campo il Fondo di salvataggio europeo dei Paesi in crisi, passo che porterebbe al terzo prestito — si parla di 30 miliardi di euro — ad Atene. Significherebbe alzare l’asticella e accelerare i tempi. Di certo, la cancelliera non è entrata nel merito: non spetta a lei. Avrebbe però ribadito che Berlino vuole che Atene rimanga nell’euro, a patto che affronti nei dettagli le discussioni su riforme e rigore di bilancio. Dipende da Atene trovare un accordo, avrebbe detto mentre Tsipras sosteneva che Atene ha già mosso parecchi passi per un compromesso.
Fatto sta che ieri sera attorno al caso greco c’era un certo ottimismo. È che sulla vicenda prevale una schizofrenia di umori, a seconda delle dichiarazioni del momento. Per esempio, sempre ieri, il vicepresidente della Commissione Ue, Jyrki Katainen, ha notato che i creditori hanno perso una certa dose di fiducia nel governo greco, mentre il presidente dell’Eurogruppo (i ministri finanziari) ha detto di continuare a credere nella possibilità di trovare un accordo. E, in un’intervista a una rivista francese, il ministro delle Finanze ellenico Yanis Varoufakis ha sostenuto che, di fronte a troppa austerità, la possibilità di un’uscita di Atene dall’euro «non è un bluff». Oggi, a Riga, si terrà una riunione dell’Eurogruppo sul caso greco: aspettative concrete poche, alti e bassi di umore probabili.

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