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Tsipras a Merkel: aiuti alla Grecia o non paghiamo

Domenica 15 marzo, quattro giorni prima del mini-summit a sette a Bruxelles, a margine del Consiglio Europeo, il premier greco Alexis Tsipras avrebbe scritto alla cancelliera tedesca Angela Merkel una lettera dal tono quasi ricattatorio. Nella lettera, di cui il Financial Times ha ottenuto copia, Tsipras chiariva che sarebbe stato «impossibile» per la Grecia pagare le prossime tranche del debito se Bruxelles non avesse fornito, a breve, assistenza economica, come poi avvenuto (il giorno dopo, Atene ha ottenuto due miliardi di euro di fondi per lo sviluppo Ue). 
Ieri Tsipras ha detto al quotidiano greco Kathimerini che «è tempo di cambiare e questo dipende solo da noi». Si riferiva alla necessità «di spingere per riforme che il precedente governo non ha osato fare». Se alla dichiarazione seguiranno le azioni, l’incontro che il primo ministro ellenico avrà oggi pomeriggio con la Merkel potrebbe lanciare segnali positivi.
Il primo ad avere bisogno di un clima di fiducia è proprio il governo di Atene, che nel giro di un paio di settimane rischia di trovarsi senza fondi in cassa per pagare salari e pensioni e per restituire le rate del debito in scadenza. Il dato di fatto, al momento, è che se non ci saranno novità nei negoziati tra Grecia e i creditori il rischio di default prima o poi evolverà in crisi piena.
Ieri, il quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine della domenica ha scritto, citando funzionari della Ue, che Atene ha a disposizione liquidità fino all’8 aprile. Giorno più, giorno meno, di certo la situazione non è tranquillizzante.
L’incontro di oggi tra Tsipras e la cancelliera tedesca non porterà soluzioni: quelle dipendono dalle analisi dei tecnici e dalle riunioni dell’Eurogruppo, cioè dei ministri finanziari della zona euro. Potrebbe però dare una spinta politica. Ma solo se il premier greco darà il segno chiaro e credibile di volere finalmente iniziare a parlare di riforme concrete: quelle che deciderà il suo governo, l’importante è che rimettano la Grecia su una strada di crescita economica e non minaccino una crisi di bilancio che farebbe danni in tutta l’eurozona.
I precedenti non sono granché incoraggianti. Ogni volta che il nuovo governo di Atene ha promesso un programma di interventi ha poi deluso le attese con documenti generici e alzando lo scontro verbale, soprattutto con Berlino. È vero che il più discusso dei ministri ellenici, Yanis Varoufakis, da qualche giorno tace, forse su ordine di Tsipras.
Resta però il fatto che, anche dopo l’incontro della settimana scorsa con Merkel, François Hollande, Mario Draghi e i vertici della Ue — nel quale aveva assicurato un nuovo clima di fiducia da concretizzare questa settimana con una lista di proposte di riforme — lo stesso Tsipras ha polemizzato con la reale interpretazione dei risultati della riunione. Solito cartamodello.
Frau Merkel ha ribadito che, senza un nuovo programma concordato, la Grecia non riceverà i denari — in tutto 7,2 miliardi — che ancora deve incassare dal secondo intervento di aiuti dei creditori, dal momento che il programma su cui erano stati promessi è stato rinnegato dal nuovo governo di Atene. Sulla posizione della cancelliera ci sono praticamente tutti i 18 partner della Grecia nell’area euro.
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