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Trust successori regolari

La reintestazione di un conto corrente a un trust successorio non configura né operazione sospetta né sottrazione fraudolenta di imposta. Si chiude con una sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste da parte del tribunale di Roma la vicenda giudiziaria italiana di Cy Twombly artista di fama mondiale.Il tribunale di Roma ha emesso, infatti, in data 18 luglio 2018, sentenza di piena assoluzione (perché il fatto non sussiste) nei confronti dei 3 gestori (cosiddetti trustees) del trust di diritto americano istituito nel 2005 da uno dei più acclamati artisti contemporanei americani E.P. Twombly (al secolo Cy Twombly).

«Si tratta di una sentenza molto importante perché», spiega Piero Magri, l’avvocato dello studio R&P legal, che ha seguito la vicenda, «in sede penale mai era stata riconosciuta la piena legittimità di operare anche ai fini dell’esecuzione di volontà testamentarie a un trust di diritto straniero». La vicenda è sorta perché alla morte dell’artista nel 2011, pendente una verifica fiscale nei confronti dell’artista per opere create in Italia, i trustees (due professionisti statunitensi e il figlio dell’artista) avevano chiesto di reintestare alcuni milioni di euro, presenti su un conto corrente dell’artista in Italia, al trust, in esecuzione delle disposizioni successorie. E qui iniziano i problemi. Il pm romano aveva contestato ai trustees il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte ai sensi dell’art. 11 dlgs 74/2000 e aveva sequestrato il conto corrente summenzionato. Con la formula assolutoria piena, il tribunale ha accolto la prima argomentazione dei difensori che evidenziava la perfetta legittimità delle condotte contestate ai trustees, disponendo altresì la restituzione delle somme sequestrate agli aventi diritto. Al momento della richiesta poi da parte della banca era stata trasmessa una segnalazione di operazione sospetta che Banca d’Italia ha ritenuto inesistente confermando la regolarità ai fini delle norme antiriciclaggio dell’operazione. Sul fronte del procedimento fiscale c’era già stata nel 2013 una conclusione, con l’assistenza di Luigi M. Macioce, partner di R&P Legal. Nel 2011 a pochi mesi dalla morte, avvenuta nel luglio dello stesso anno, del pittore di fama mondiale il fisco avvia una verifica sulla residenza fiscale.

Nel corso del procedimento si è proceduto a valutare, per esempio quali quadri fossero dipinti in Italia e quali in Usa, proprio come se si trattasse di una stabile organizzazione, in questo caso persona fisica.

In particolare di fronte ai rilievi del fisco italiano sulla residenza italiana di Twombly (l’artista viveva sei mesi in Italia e sei mesi negli Usa) gli eredi si sono accordati con il fisco per un accertamento con adesione versando al fisco italiano 3 milioni e mezzo per due ulteriori annualità fuori dall’arco dell’accertamento e 16 milioni versati come tasse in Usa che, al contrario il fisco italiano reclamava come propri.

Cristina Bartelli

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