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Trust senza imposta sulle donazioni

Il trust non è soggetto alle imposte sulle donazioni e ipocatastali. La conferma di un filone giurisprudenziale ormai corposo arriva dalla Ctp Milano con la sentenza 5176/2017 (presidente Locatelli, relatore Garofalo).
La decisione parte da una fattispecie specifica (imposta sulle donazioni in un trust autodichiarato) e puntualizza concetti generali sulla natura giuridica del trust, con possibili risvolti in altri ambiti (si pensi alla possibile perdita del credito d’imposta sulla abitazione principale conferita in un trust da parte del disponente). La questione trattata si riferisce a un atto di donazione di beni in un trust autodichiarato (nel quale disponente e trustee coincidono), per il quale il notaio, stante gli articoli 2 e 10 Dlgs 347/90 e l’articolo 2, comma 49, Dl 262/06, aveva liquidato “ a zero” l’imposta di donazione nonché quelle ipocatastali (imposta fissa). L’Ufficio aveva rettificato il calcolo sul presupposto che i beni erano stati trasferiti a titolo gratuito creando un vincolo di destinazione, applicando l’imposta in misura proporzionale e le sanzioni di conseguenza.
La Ctp, richiamando alcune sentenze di legittimità, ha definito il trust come un insieme di beni e rapporti destinati a un fine determinato e formalmente intestati al trustee, che è l’unico soggetto di riferimento nei rapporti con i terzi non quale legale rappresentante, ma come colui il quale dispone di un diritto. In tale ottica, il trust va considerato privo di personalità giuridica.
Il trust autodichiarato – continua la Ctp – costituisce una forma di donazione indiretta, nel senso che per suo mezzo il disponente provvederà a beneficiare i sui discendenti non direttamente, bensì a mezzo del trustee. Al riguardo, due sono le caratteristiche da evidenziare per valutare la non debenza delle imposte di donazione e ipocatastali in misura proporzionale. In primo luogo, il trustee non è proprietario ma amministratore dei beni in predicato. In secondo luogo, gli stessi beni vengono attribuiti ai beneficiari solo successivamente, in esecuzione del programma negoziale stabilito per la donazione indiretta. In definitiva il trust si limita a produrre soltanto un’efficacia segregante i beni in esso conferiti.
Pertanto, la segregazione dei beni e diritti conferiti in un trust non realizza il presupposto impositivo dell’imposta di successione e donazione che è quello dell’arricchimento gratuito del patrimonio dei beneficiari. In tale senso – concludono i giudici – «l’imposta in misura proporzionale sarà eventualmente dovuta dai beneficiari nel momento in cui i beni e i diritti saranno effettivamente trasferiti nel loro patrimonio». Il conferimento dei beni in un trust autodichiarato può scontare quindi le imposte in misura fissa e non proporzionale.
La logica del «mancato arricchimento attuale» in capo ai beneficiari apre a varie considerazioni. Ad esempio, il concetto era già stato richiamato nella sentenza 559/4/2016 della Ctp di Savona, la quale aveva precisato che l’atto con il quale il disponente conferisce nel trust una abitazione acquistata come “prima casa” non comporta la decadenza dall’agevolazione, anche se effettuato entro 5 anni dall’acquisto. In tale occasione era già stato ribadito che il trust costituisce mero vincolo di destinazione e non trasferimento, a titolo gratuito od oneroso che sia. Un tema aperto è se questo approccio, valido per il trust autodichiarato, possa essere allargato ai casi nei quali il trustee è soggetto differente dal disponente. Al riguardo, in passato una parte della dottrina si è dimostrata contraria, ma una risposta positiva potrebbe essere concessa nei casi particolari in cui il bene rimanga, di fatto, nella disponibilità del disponente.

Enrico Holzmiller

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