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Trust nel registro centralizzato

Al via l’istituzione di un registro centrale dei trust produttivi di effetti fiscali, in cui saranno custodite le informazioni sulla titolarità effettiva dell’istituto di segregazione patrimoniale. I dati dovranno essere forniti dal trustee e saranno accessibili alle autorità competenti in materia di prevenzione del riciclaggio e di finanziamento del terrorismo e ai destinatari degli obblighi di adeguata verifica.

Con l’ausilio del Registro imprese, quindi, si verrà a costituire un vero e proprio database dei soggetti che ruotano nel mondo delle persone giuridiche ed entità analoghe. Sono alcune delle previsioni contenute nell’art. 14 della legge di delegazione comunitaria per il 2015 di recepimento della direttiva Ue 849/2015.

Registro centrale dei titolari effettivi. La normativa antiriciclaggio diviene sempre più penetrante nell’individuazione dei titolari effettivi con regole ad hoc allo scopo di accrescere la trasparenza delle persone giuridiche e trust e di fornire alle autorità strumenti operativi efficaci per la lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo. Sulla base delle indicazioni della norma in commento, infatti, saranno le Camere di commercio, mediante l’impiego delle soluzioni informatiche fornite da Infocamere a costituire il punto di riferimento per il database delle informazioni sui titolari effettivi delle persone giuridiche mediante l’ottenimento e la conservazione in proposito di informazioni adeguate e aggiornate. Il miglioramento della trasparenza dei soggetti diversi dalle persone fisiche, a pena di sanzioni in capo agli organi sociali, è proprio fra i principali obiettivi conseguenti al recepimento della direttiva (si veda ItaliaOggi del 5/10/2015).

I nuovi adempimenti a carico dei trust. In capo al trustee di trust espressi, disciplinati ai sensi della legge, n. 364/1989, sono previsti una serie di obblighi specifici, e in particolare di:

– dichiarare di agire in tale veste, in occasione dell’instaurazione di un rapporto continuativo o professionale o dell’esecuzione di una prestazione occasionale con taluno dei soggetti destinatari degli obblighi di adeguata verifica della clientela, stabiliti in attuazione della direttiva (Ue) 2015/849;

– ottenere e conservare informazioni adeguate, accurate e aggiornate sulla titolarità effettiva del trust, per tali intendendosi le informazioni relative all’identità del fondatore, del trustee, del guardiano, se esistente, dei beneficiari o della classe di beneficiari e delle altre persone fisiche che esercitano il controllo effettivo sul trust;

– rendere le menzionate informazioni prontamente accessibili alle Autorità competenti;

– registrare, per i trust produttivi di effetti giuridici rilevanti a fini fiscali per l’ordinamento nazionale, in apposita sezione del Registro delle Imprese di cui alla legge 29/12/1993, n. 580, a seguito dell’istituzione di un apposito registro centrale dei trust, tutte le informazioni sulle titolarità effettive dei soggetti dei medesimi trust, rendendole accessibili alle Autorità competenti, senza alcuna restrizione e ai soggetti destinatari degli obblighi di adeguata verifica della clientela, stabiliti in attuazione della direttiva (Ue) 2015/849, previo espresso accreditamento.

Il legislatore, infine, si propone di apportare le integrazioni e modifiche necessarie a garantire che i prestatori di servizi relativi a società o trust, diversi dai professionisti assoggettati agli obblighi ai sensi della normativa vigente e delle norme di attuazione della direttiva (Ue) 2015/849 e i loro titolari effettivi siano provvisti di adeguati requisiti di professionalità ed onorabilità;

Conseguenze della trasparenza a fini antiriciclaggio del trust. In proposito, possiamo osservare che l’impatto della normativa in discorso comporta, di certo, conseguenze sulla funzionalità del trust poiché fra gli effetti che solitamente si propone l’istituto, oltre che le ragioni di segregazione patrimoniale e di risparmio fiscale mediante lo sfruttamento di normative più vantaggiose di altri paesi, vi sono, non da ultime, anche finalità di segretezza, in particolare nel caso di detenzione di partecipazioni o di patrimoni liquidi. Ciò, in considerazione del fatto che il trust non incontra limiti in quanto a beni conferibili, a differenza ad esempio del fondo patrimoniale laddove sono ammessi solo beni immobili, mobili registrati e titoli di credito, ossia quei beni che consentirebbero di dare pubblicità al vincolo di destinazione cui sono sottoposti. Ebbene in considerazione degli obblighi di rivelazione dei titolari effettivi e di registrazione degli stessi presso il registro imprese, una buona parte dell’appetibilità dell’istituto verrebbe probabilmente minata, ma forse è proprio questo l’obiettivo che si propone il legislatore con l’adeguamento alla direttiva specificamente rivolta «alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo», soprattutto laddove si pensi alla possibilità di conferire in trust ingenti patrimoni in denaro e quote sociali. Il problema, comunque, non è ignorato dal legislatore, laddove nella relazione illustrativa afferma: «La disposizione si propone di dettagliare e dare attuazione all’obbligo gravante sugli Stati di strutturare processi di acquisizione, aggiornamento e reale messa a disposizione delle informazioni relative alla titolarità effettiva delle persone giuridiche e di rendere tali informazioni prontamente accessibili alle autorità competenti, ai destinatari degli obblighi di adeguata verifica, previo espresso accreditamento e ai portatori di legittimi interessi all’accesso, previa valutazione del potenziale nocumento che l’accesso consentito a soggetti estranei al circuito delle autorità competenti e dei destinatari degli obblighi, potrebbe recare all’incolumità del soggetto cui l’informazione sulla titolarità effettiva si riferisce».

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