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Trust liquidatorio, imposta fissa

L’istituzione e il conferimento di beni in un trust liquidatorio deve essere sottoposto a imposizione in misura fissa e non proporzionale. Ciò anche dopo l’introduzione della «nuova imposta» sui vincoli di destinazione (accorpata nell’imposta di successione e donazione). La tassazione in misura proporzionale con l’imposta di successione e donazione è esclusa dallo scopo stesso dell’istituto, che è quello di soddisfare i debitori sociali mediante la liquidazione dell’attivo (e distribuire l’eventuale residuo ai soci), ove non si riscontrano intenti di liberalità o arricchimento per i beneficiari. Il registro e le ipocatastali, poi, si applicano in misura fissa perché non v’è un effettivo trasferimento di beni, ma solo una diversa e temporanea intestazione.

Sono le interessanti conclusioni a cui giunge la prima sezione della Ctp di Lodi nella sentenza n. 7/01/2016.

L’argomento sulla tassazione del trust è da sempre dibattuto nella giurisprudenza tributaria, a maggior ragione dopo i recenti interventi della Cassazione che hanno esplicitato il pensiero secondo cui l’art. 2, comma 47, del dl n. 262/06, oltre ad avere reintrodotto l’imposta sulle successioni e donazioni, ha di fatto creato una «nuova imposta», ovvero l’imposta sui «vincoli di destinazione». Di conseguenza, conferire (e perciò «vincolare») beni in un trust integra un presupposto impositivo autonomo rispetto a quello dell’imposta di successione e donazione, prescindendo dal trasferimento immediato dei beni in favore di un beneficiario. L’aliquota applicabile varia sempre in dipendenza del rapporto (di parentela o estraneità) che esiste tra disponente e beneficiario. La posizione è stata ribadita ultimamente dagli ermellini nella recente sentenza n. 4482/2016, che conferma la linea delle precedenti ordinanze nn. 3735/15, 3737/15 e 3886/15. Nel solco di tali pronunce, la stessa Cassazione si è espressa con le sentenze n. 25478 e n. 25479 del 18 dicembre 2015, riferite però a trust istituiti in un periodo in cui l’imposta sulle successioni e donazioni era stata soppressa, affermando che è illogico applicare le imposte proporzionali in sede di istituzione e conferimento di beni nel trust, atteso che non c’è alcun trasferimento di ricchezza immediato.

La Ctp di Lodi affronta un caso in cui il conferimento di beni avveniva in vigenza della nuova imposta sui vincoli di destinazione (anno 2012) e l’Agenzia delle entrate recuperava le imposte di donazione e le ipocatastali in misura proporzionale, in riferimento a un trust liquidatorio, ovvero costituito da una società che intendeva affidare la propria fase di liquidazione a tale istituto.

Il trust liquidatorio è un trust di scopo nel quale la società si pone come disponente e conferisce i propri beni e le proprie attività all’interno di un trust, affidando al trustee il compito di liquidarli, per soddisfare ed estinguere le passività e pagare, dunque, i creditori.

In giurisprudenza si è molto dibattuto circa la possibilità di utilizzare tale istituto nell’ambito della crisi d’impresa e a fronte di una manifesta insolvenza della società.

Sono sostanzialmente tre le situazioni che possono configurarsi quando si istituisce un trust liquidatorio:

1) il trust viene creato per sostituire completamente la procedura liquidatoria, al fine di realizzare con altri mezzi il risultato equivalente di recuperare l’attivo, estinguere il passivo, ripartire il residuo e cancellare la società;

2) il trust è concluso quale alternativa alle misure concordate di risoluzione della crisi d’impresa;

3) il trust viene a sostituirsi alla procedura fallimentare e impedisce lo spossessamento dell’imprenditore insolvente. Nel primo caso, non sembra vi possano essere problemi, mentre, nelle altre due fattispecie, la causa concreta va sottoposta a un vaglio particolare e v’è la fondata possibilità che il trust possa essere considerato nullo.

Ai fini fiscali, ciò che interessa è comprendere il modo in cui è corretto sottoporre a imposizione il trust liquidatorio, atteso che il suo scopo e la sua funzione realizzano una fattispecie del tutto particolare e, per certi versi, differente rispetto alle altre forme di trust. Proprio «sfruttando» dette peculiarità, la Ctp di Lodi ha ritenuto che il trust liquidatorio non possa essere assoggettato ad alcuna imposizione proporzionale.

Nella sentenza in commento, i giudici tributari prendono pienamente atto dell’introduzione dell’imposta sui vincoli di destinazione e della riconducibilità del conferimento di beni in trust quale suo presupposto impositivo. Ciò che rileva, tuttavia, è che l’imposta sul vincolo di destinazione è comunque orientata a «costruire una forma di tassazione che vada a colpire, con la costituzione di un vincolo di destinazione, da un lato l’impoverimento del soggetto conferente e dall’altro l’arricchimento del soggetto beneficiario». È evidente, dunque, che dalla costruzione stessa dell’istituto del trust liquidatorio detti elementi manchino, poiché esso ha, per l’appunto, finalità liquidatoria e la destinazione vincolata è quindi inserita nelle normali vicende che conseguono alla «volontà di chiudere una società con la naturale conseguenza della liquidazione del suo patrimonio e il pagamento di tutti i creditori, e della ripartizione dell’attivo eventualmente residuo tra i soci». In questo caso, prosegue la Ctp, non sussiste alcun interesse di liberalità né tantomeno un arricchimento dei destinatari e, in senso stretto, può dirsi che non esistano neppure i beneficiari, poiché i creditori ricevono soltanto ciò che gli spetta in forza del loro «titolo» e i soci la residua parte, come in una normale fase di liquidazione di una società.

Per tali ragioni, concludono i giudici di Lodi, il trust di scopo liquidatorio «va tassato con l’imposta di registro e ipocatastali in misura fissa, non essendovi alcun trasferimento di beni immobili, ma solo una diversa intestazione» e non può neppure applicarsi l’imposta sulle successioni e donazioni (per l’apposto vincolo di destinazione) mancando gli elementi dell’intento di liberalità e dell’arricchimento di uno o più destinatari.

L’avviso di liquidazione emesso dall’Agenzia delle entrate è stato quindi annullato e le spese sono state compensate tra le parti, in ragione degli innegabili elementi di incertezza, della novità delle questioni trattate e dei contrasti di giurisprudenza.

Benito Fuoco Nicola Fuoco

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