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Trump ha scelto: a Powell la guida della Fed

L’annuncio ufficiale è atteso per oggi ma il diretto interessato ha già ricevuto la notifica dalla Casa Bianca: il sessantaquattrenne repubblicano Jerome Powell, «Jay» per gli amici, è il nuovo presidente della Federal Reserve. Aveva ricoperto l’incarico di sottosegretario al Tesoro con Bush padre ed è stato nominato nel direttivo della Fed da Barack Obama nel 2012. Prenderà il posto di Janet Yellen da febbraio.

Le indiscrezioni dei media americani indicavano Powell da giorni come il prescelto, anche se secondo alcuni se la giocava con l’economista di Stanford John Taylor, con l’ex governatore della Fed Kevin Warsh e con il direttore del Consiglio economico nazionale Gary Cohn. Ieri è stato il Wall Street Journal a riferire che martedì il presidente Donald Trump ha avuto un colloquio telefonico con il governatore durante il quale gli ha comunicato la nomina. Il leader della Casa Bianca ha maturato la decisione durante il fine settimana e l’annuncio ufficiale è atteso per oggi, prima della sua partenza per un lungo viaggio nel Sud-Est asiatico. «Lo annuncio domani, sarete colpiti dalla nomina» ha detto ieri Trump, poi da fonti della Casa Bianca è trapelata la decisione.

Ieri si è anche tenuta la consueta riunione della Fed: la Banca centrale americana ha deciso di lasciare i tassi invariati all’1-1,25%. La normalizzazione della politica monetaria della Fed sarà ora nelle mani di Powell, che fa già parte del board dei governatori, e ha dimostrato di sposare la linea «accomodante» di Yellen per un rialzo graduale dei tassi di interesse. Linea condivisa anche dal presidente Trump: «Mi piace Yellen, insieme stiamo facendo molto bene — aveva detto il 25 ottobre scorso —, ma è anche piacevole lasciare il proprio segno e questo gioca contro di lei». Insomma, un cambio annunciato e rafforzato dal fatto che Yellen si è sempre detta contraria alla deregulation dei mercati finanziari prospettata dal ministro del Tesoro Steven Mnuchin e che invece non sembra spiacere a Powell, ex finanziere ed ex partner del fondo Carlyle Group (un colosso che gestisce 185 miliardi di dollari di attività).

Ora l’attesa è per un rialzo graduale dei tassi d’interesse a breve di un quarto di punto alla volta fino al 2020 e il completamento del processo di normalizzazione del bilancio, che segna la conclusione formale del Quantitative easing : una lenta riduzione del portafoglio da 4,2 trilioni di dollari gestito dalla Fed per gli acquisti di titoli. Alcuni osservatori si aspettano il prossimo rialzo a dicembre, ma lo scenario è in movimento e il mercato già si interroga sui possibili rischi che potrebbero compromettere la traiettoria dei tassi nel corso del 2018, a partire dai timori per l’instabilità finanziaria e il deterioramento delle aspettative sull’inflazione, che è rimasta al di sotto del target vicino al 2% fissato dalla Fed. Non mancano dubbi neanche sull’interpretazione degli ultimi dati sul Pil Usa. Per gli economisti il quadro generale dell’economia americana non è ancora del tutto roseo.

Francesca Basso

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