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Trump ora delude, retromarcia di Wall Street

La Borsa Usa fa dietro-front. Anzi, fa “dietro-Trump”. La correzione in corso degli indici azionari a Wall Street – l’S&p 500, ieri debole, perde il 2,2% da inizio mese – è infatti legata a stretto giro all’azione del presidente. Un primo consistente movimento al ribasso è partito il 15 marzo, dopo la pubblicazione del budget della spesa (da cui è emerso un forte potenziamento delle spese militari ma anche un ridimensionamento dei capitoli legati a sanità, istruzione, agricoltura e lavoro).
E ora gli addetti ai lavori non escludono che il trend negativo prosegua dopo il flop di venerdì, quando il tentativo di abolire l’Obamacare è fallito. Questo passo falso è considerato un test importante dagli investitori sulle capacità del 45esimo presidente degli Usa di trasformare in azione politica le tante promesse della campagna elettorale. Si teme che i legislatori repubblicani possano avere le stesse difficoltà quando al Congresso arriveranno altre proposte di legge tra cui quella per tagliare le tasse alle imprese.
Nell’ultima seduta uno dei settori che ha sofferto di più è stato quello delle costruzioni, con un calo superiore al punto percentuale. Le banche, dopo un avvio sofferto, hanno limato le perdite. Così come il settore legato all’industria farmaceutica. Mentre le vendite non hanno risparmiato le società dell’ “industria carceraria” (negli Usa le carceri sono infatti private). Titoli come Geo group e CoreCivic (che dalla vittoria di Trump dell’8 novembre scorso hanno guadagnato oltre il 50% di capitalizzazione) hanno perso ieri rispettivamente il 2 e il 4% portando il ribasso di marzo vicino al 10%.
Ma la reazione di ieri – a caldo dopo il tentativo a vuoto di abolire l’Obamacare – non è l’unico elemento da considerare per osservare la correzione in corso a Wall Street, partita difatti a metà marzo. Da allora la volatilità a Wall Street (indice Vix), pur restando bassa, è aumentata del 18%: le banche hanno perso quasi il 6% (conservando però un +27% nel bilancio complessivo dall’ascesa di Trump alla Casa Bianca). Il comparto della “sanità” arretra di oltre il 2,5%, al pari di “small cap” e “difesa/aerospazio”. Ci sono poi alcuni settori che non hanno affatto beneficiato dell’ “effetto-Trump”. Su tutti quello della “grande distribuzione”, in rosso del 17% da quando il tycoon ha battuto Hillary Clinton. Negativa anche la variazione da novembre dei titoli dell’agricoltura (-2,8%) e dell’ “oil and gas” (-0,7%).
C’è da aspettarsi che questo trend continui e che anche i settori in profondo attivo (nonostante il marzo ballerino) resettino i guadagni accumulati con Trump? «Credo che solo un parte del guadagno verrà limata. Perché per ora si tratta di un ribasso più di sentiment che di sostanza – spiega Massimo Saitta, direttore investimenti di Intermonte advisory e gestione -. Questo trend però potrebbe proseguire perché è in corso una rotazione geografica dalle azioni Usa verso quelle europee. Queste ultime sono più a buon mercato e poi alcuni settori, come quello bancario, hanno margini di risalita». Mentre Trump si sta scontrando con le prime difficoltà, dall’Europa invece arriva qualche segnale di distensione politica. La sconfitta dell’euroscettico Geert Wilders alle elezioni olandesi e l’avanzata nei sondaggi in Francia del candidato centrista Emmanuel Macron a discapito dell’anti-sistemica Marine Le Pen stanno rasserenando un po’ gli animi degli investitori. Rendendo ora la piazza europea meno bollente di come potesse sembrare qualche mese fa.

Vito Lops

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