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Trump e l’impeachment. Ora il mondo fa i conti con la nuova America

NEW YORK — «Il partito che perse l’elezione nel 2016 cerca di rivalersi con altri mezzi». Non è un repubblicano che parla, ma Vladimir Putin. All’indomani della storica votazione della Camera di Washington che ha messo sotto impeachment Donald Trump, il primo leader straniero che accorre in sua difesa è il presidente della Russia. Con un argomento identico a quello della destra americana: l’impeachment è una montatura orchestrata da chi cerca una rivincita giudiziaria dopo aver perso alle urne.
L’appoggio di Putin — nello stesso giorno in cui il leader russo accenna alla possibilità di togliere i limiti al proprio mandato — avalla tutte le dietrologie: riaffiora l’antica affinità tra “uomini forti”, nessuno dimentica che il primo scandalo a macchiare Trump fu il Russiagate, cioè il sospetto che nel 2016 Mosca avesse lavorato per danneggiare Hillary Clinton. L’intervento di Putin serve anche ad aprire nuovi scenari, ricorda che l’impeachment di un presidente americano riguarda il mondo intero. Come per Nixon nel 1974 o Clinton nel 1999, la comunità internazionale s’interroga sulle conseguenze. Tra i precedenti storici: gli Stati Uniti uscirono definitivamente dalla guerra del Vietnam l’anno dopo le dimissioni di Nixon; bombardarono il Kosovo pochi mesi dopo l’impeachment di Clinton. In una situazione mondiale instabile, che scivola verso un nuovo bipolarismo o un nuovo tipo di guerra fredda, ciascuno s’interroga sugli scenari del dopo- impeachment.
La Cina ha scelto un silenzio impenetrabile. Pechino ha un’avversione profonda per le ingerenze americane nei suoi “affari interni” — Hong Kong, Xinjiang, Taiwan — e si guarda bene dall’immischiarsi apertamente nella politica americana. Del resto le ultime scommesse cinesi sulla politica americana non sono state fortunate. Nel 2016, pur senza interferire platealmente come la Russia, il governo cinese tifava contro Hillary, considerata troppo ostile sui diritti umani. Xi ebbe una “luna di miele” con Trump inaugurata dalla visita alla Città Proibita nel primo viaggio del presidente americano a Pechino (2017). Poi venne la guerra dei dazi, solo di recente interrotta da una tregua parziale e precaria. Il contenzioso bilaterale si è allargato a molti altri temi: furto di proprietà intellettuale, 5G e caso Huawei. Fino alla recente espulsione di due diplomatici cinesi accusati di spionaggio negli Stati Uniti, un gesto che non accadeva da più di trent’anni. Xi Jinping nella primavera di quest’anno ebbe un improvviso irrigidimento nei negoziati economici bilaterali, si rimangiò concessioni che aveva promesso sulla reciprocità o la fine dei sussidi pubblici ai suoi “campioni nazionali”.
Alcuni attribuirono quel cambio di rotta ad un calcolo sull’impeachment. La tregua dei giorni scorsi, quando Trump ha abbassato alcuni dazi, potrebbe dare ragione al calcolo di Pechino: un presidente Usa indebolito dall’impeachment aveva bisogno di successi su altri tavoli, e ha mollato alcune concessioni alla Cina? C’è però uno scenario diverso: da qui all’elezione del 2020 Trump potrebbe tornare alla carica, per non farsi accusare dai democratici di aver svenduto gli interessi nazionali alla Cina. E poi c’è la possibilità che lui venga rieletto, dopo essersi salvato al Senato.
Anche per l’Europa lo scenario del dopo-impeachment è pieno di incognite. Il più vicino a Trump, il premier britannico Boris Johnson, ha interesse a bruciare le tappe del negoziato su un accordo commerciale bilaterale fra Regno Unito e Stati Uniti. Il futuro dell’Alleanza atlantica è uno dei temi sul tappeto. Emmanuel Macron ha già disegnato la sua visione, denunciando la «morte cerebrale della Nato» e ha preso atto che la divaricazione Usa-Ue è irreversibile. Quasi che il trumpismo sia destinato a durare, o a lasciare tracce profonde, a prescindere dall’impeachment. Dunque l’Europa, o almeno il suo nucleo più omogeneo, deve attrezzarsi a costruire una difesa autonoma, sia pure parallela e compatibile con la Nato.
Al di là degli scenari di lungo periodo, ben presto l’Ue (Italia inclusa) potrebbe trovarsi di fronte a nuovi dazi punitivi. Grazie al Senato, bisogna rassegnarsi al fatto che Trump governerà ancora per un anno. Almeno.
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