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Trump furioso ruba lo show

NEW YORK «Bugie atroci», «un assalto all’America», «sono stato messo in stato d’accusa dai fannulloni democratici». E poi, ancora, la «caccia alle streghe», il «processo farsa», la Pelosi che «sarà ricordata come il peggiore Speaker nella storia del Congresso». Nel giorno dell’impeachment Donald Trump ha lanciato raffiche di tweet furiosi contro i parlamentari che stavano per metterlo in stato d’accusa: 45 in un breve lasso di tempo. Non è un record — ormai ci sono giorni in cui il presidente interviene in rete anche più di cento volte — ma in questo momento cruciale i messaggi sono stati concentrati, scagliati contro uno stesso obiettivo, scritti in modo concitato.

Che si tratti di sfoghi emotivi di un leader narcisista che reagisce in modo distruttivo a quella che comunque percepisce come un’umiliazione o che sia una strategia adottata per dire ai suoi elettori che il loro presidente non si fa processare e, anzi, processa i suoi accusatori, è chiaro che i 45 tweet e, ancor più, le due ore del comizio tenuto in Michigan proprio mentre la Camera stava votando la messa in stato d’accusa, sono la prova generale dello spettacolo che Trump vuole mettere in scena a gennaio. Il presidente vuole trasformare il processo davanti al Senato in un reality, una commedia (o un dramma) nel quale i testimoni d’accusa diventano imputati. Se non ci riuscirà, il teatro lo monterà fuori dal Congresso costruendo uno spettacolo parallelo che, a seconda dei momenti e degli umori, potrà essere controprocesso o farsa.

Lo si è visto l’altra sera davanti ai fan riuniti a Battle Creek, in Michigan. Trump ha parlato per due ore, sparando in tutte le direzioni: ha attaccato, ovviamente, i democratici «fannulloni» e ha demonizzato la Speaker Nancy Pelosi, ma poi ha accusato i repubblicani di essere stati troppo accomodanti negli anni scorsi non chiedendo l’impeachment di Barack Obama, ha attaccato i media, compresi quelli conservatori che lo appoggiano, ha criticato la polizia che, secondo lui, non è abbastanza dura nel reprimere le proteste. Se l’è presa perfino con le lavastoviglie che non funzionano più bene come quelle di un tempo. Come lo sa non avendone mai usata una? «Perché me lo dicono le donne». Un leader che ha perso il controllo e approfondisce il solco tra lui e l’universo femminile? Gli esperti di comunicazioni ci vedono, invece, un’altra tappa della campagna rivolta ai nostalgici della «bella America di un tempo» che Trump promette di resuscitare. Quanto alle donne, quelle delle contee conservatrici si sono dimostrate piuttosto tolleranti rispetto alle sue intemperanze verbali.

Comunque è fuori discussione che le difficoltà eccitino i suoi istinti peggiori spingendolo a insultare tutti, anche i defunti: è successo in passato quando il presidente se l’è presa col senatore John McCain, appena scomparso. È successo di nuovo in Michigan quando, furioso perché la deputata democratica Debbie Dingell, moglie di John, un parlamentare che ha fatto la storia del Congresso del quale ha fatti parte per ben 60 anni, aveva votato anche per l’impeachment, l’ha trattata da ingrata: «Le ho dato l’onore delle bandiere a mezz’asta quando John Dingell è morto, qualche mese fa, e lei era piena di gratitudine: diceva che John era contento guardando da lassù. E ora fa questo: forse ora John guarda da laggiù». Come dire che Dingell non è andato in Paradiso ma all’Inferno. Speculazione politica orrenda su un morto che oltretutto aveva diritto al funerale di Stato in quanto eroe di guerra e per i tanti incarichi pubblici che ha ricoperto, hanno replicato all’unisono i democratici. Debbie ha implorato Trump di non usare la memoria del marito come arma politica. Molti repubblicani, che sono stati amici di quel veterano della politica ora scomparso, hanno preso le distanze dal presidente. Ma il pubblico accorso ad ascoltare Trump nello Stato rappresentato per oltre mezzo secolo da Dingell ha applaudito.

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