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Trump ha conquistato l’America

repubblicano Donald Trump era l’uomo solo contro tutti. Invece, è l’uomo che ha dalla sua la maggioranza degli americani che lo hanno spedito dritto dritto alla casa Bianca, alla faccia dei sondaggisti, dei giornalisti, degli analisti, insomma, di tutti coloro che fino all’ultimo minuto utile davano per scontata la vittoria della democratica Hillary Clinton.

Dunque, Trump è il 45esimo presidente americano, succederà a Barack Obama, i due si vedranno oggi alla casa bianca per mettere a punto il passaggio di consegne. «Prometto che sarò il presidente di tutti gli americani». Così si è presentato il nuovo presidente americano, Donald Trump, nella ball room dell’Hotel Hilton di New York, quartier generale dei repubblicani. Poco prima la candidata democratica Hillary Clinton aveva telefonato a Trump, riconoscendogli la vittoria alle presidenziali 2016. «È giunto il momento di cicatrizzare le ferite, il popolo americano è uno solo e dobbiamo essere uniti. A tutti i repubblicani e democratici e indipendenti nel Paese, io dico è arrivato il momento di essere un popolo unito. Lo prometto a tutti i cittadini del Paese. Sarò il presidente di tutti gli americani e questo è estremamente importante per me». Affianco l’uomo che sarà il suo vice, il governatore dell’Indiana, Mike Pence. Toni concilianti anche nei confronti della Clinton: «Hillary ha lavorato a lungo e duramente per tanto tempo. E ho nei suoi confronti un debito di gratitudine per il suo servizio al Paese. Lo penso davvero».

Poi l’elenco delle promesse. Quella «di rendere grande di nuovo l’America». Quella di «essere al servizio degli americani di ogni razza, religione, ideali». «Il nostro Paese non sarà secondo a nessuno» e ha sottolineato Trump, «ricostruiremo tutto». E ancora: «Ogni americano avrà le sue chance e tutti quelli che sono stati dimenticati in passato non lo saranno più». «Raddoppieremo la nostra crescita e avremo l’economia più forte del mondo», ha poi assicurato. «Spero che alla fine dei 4 anni, e forse anche 8 anni, direte che veramente valeva la pena lavorare per questo e che sarete orgogliosi di cio’ che abbiamo fatto. La campagna è terminata ma il nostro lavoro è appena all’inizio». Quanto al fronte internazionale, Trump ha assicurato che vuole «buoni rapporti con l’estero» e che sarà «giusto con tutti i popoli e le nazioni». «Con il mondo cercheremo alleanze, non conflitti, e – ha assicurato – gli Usa andranno d’accordo con tutti coloro che vorranno andare d’accordo con noi». «Voglio dire alla comunità internazionale che metteremo sempre gli interessi dell’America dinanzi e ci comporteremo in maniera giusta con tutti i popoli e le altre nazioni». L’esito delle presidenziali ha inizialmente scatenato un terremoto sui mercati mondiali. Terremoto breve, visto che i mercati hanno poi riconquistato tranquillità. Questo perché forse, come ha detto Barack Obama «comunque vada l’America resta una grande nazione. Domani mattina sorgerà lo stesso il sole».

Clinton: ora è il nostro presidente

«La sconfitta fa male, ma ora dobbiamo guardare al futuro e accettare il risultato», Donald Trump ora è il «nostro presidente». Lo ha detto Hillary Clinton parlando ai suoi sostenitori dopo la sconfitta elettorale per la corsa alla Casa Bianca. La Clinton ha poi invitato le bambine statunitensi a continuare a perseguire i propri sogni.

Obama: colpito dalle parole sull’unità dell’America

Obama si impegna poi per una «transizione coronata da successo» nel passaggio di poteri da lui al suo successore. «Tra noi vi sono differenze ma otto anni fa ve ne erano tra me e il presidente Bush, e il suo team fu molto professionale nel lavorare a una transizione tranquilla. Ho chiesto al mio team di seguire quell’esempio, affinché vi sia una transizione di successo per il presidente eletto», ha sottolineato Obama aggiungendo: «Dobbiamo ricordare che siamo prima di tutto una squadra sola: americani, patrioti e vogliamo il meglio per questo paese. L’ho sentito dire dal signor Trump e sono stato colpito dalle sue parole.

Cambiano i rapporti con Russia e Ue

Quel che è certo è che la vittoria di Trump è destinata a provocare uno scossone nelle relazioni internazionali e anche nella politica estera non solo degli Usa ma anche dell’Europa. Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha infatti precisato che «rispettiamo la scelta del popolo americano, ma siamo consapevoli delle sfide che ci troviamo ad affrontare per questi risultati elettorali. Una di queste è il futuro delle relazioni transatlantiche». In una lettera congiunta inviata a Trump con il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, Tusk ha sottolineato che «è più importante che mai rafforzare le relazioni transatlantiche. Non dovremmo risparmiare alcuno sforzo per assicurare che i legami tra noi restino forti e duraturi». Tusk e Juncker hanno anche invitato Trump a visitare l’Europa per un summit Ue-Usa appena possibile. Tra i leader europei, il più preoccupato è apparso il presidente francese Francois Hollande che si e’ detto pronto a iniziare «un dialogo con la nuova amministrazione statunitense ma lo farò con attenzione e franchezza, perché alcune posizioni prese da Trump in campagna elettorale dovranno essere all’altezza dei valori che condividiamo con gli Stati Uniti». Hollande ha aggiunto che «la Francia proseguirà nella cooperazione transatlantica in piena autonomia e senza alcuna concessione». Pronta alla collaborazione, invece, la cancelliera tedesca, Angela Merkel, che ha sottolineato i valori condivisi tra Usa e Germania: «la Germania e l’America condividono i valori della democrazia, della libertà, del rispetto per lo stato di diritto e per la dignità umana, a prescindere dall’origine, dal colore della pelle, dal genere, dall’orientamento sessuale o dalle convinzioni politiche. Sulla base di tali valori, offro stretta collaborazione al futuro presidente degli Stati Uniti d’America». La vittoria di Trump, inoltre, sembra destinata a portare a una nuova fase dei rapporti con la Russia. Il presidente Vladimir Putin, commentando le elezioni, ha infatti sottolineato che il ripristino delle piene relazioni tra Russia e Stati Uniti avrebbe un «impatto positivo sul clima globale nelle questioni mondiali e sul mantenimento della stabilità mondiale». Il leader russo ha ribadito che la Federazione è «pronta a tutto per far tornare le relazioni russo-americano su una traiettoria sostenibile». Per Putin la Russia «è pronta a far la sua parte e desidera ricostruire i rapporti a pieno titolo con gli Usa». «Mi congratulo con il nuovo presidente. Gli auguro buon lavoro. L’amicizia Italo-americana continuerà a essere forte e solida», ha detto il premier, Matteo Renzi. Anche il primo ministro britannico Theresa May si è congratulata con Donald Trump: «Non vedo l’ora di lavorare con il presidente eletto Donald Trump e di rafforzare i rapporti per assicurare sicurezza e prosperità ai nostri Paesi nei prossimi anni». Il primo ministro giapponese Shinzo Abe: «Spero di lavorare a stretto contatto con Trump per rafforzare ulteriormente i rapporti bilaterali e portare l’Asia-Pacifico verso la pace e la prosperità». La Santa Sede ha espresso «rispetto per la scelta espressa dal popolo americano, caratterizzata da una forte affluenza alle urne».

I populisti europei festeggiano

La vittoria di Trump ha ridato fiato e linfa ai partiti populisti, nazionalisti e anti-migranti anche nella vecchia Europa. E il nazionalismo anti-stranieri, anti-elite e anti-globalizzazione ha infuso speranza negli elettori in tutto il continente in vista delle prossime tornate elettorali. Tra i primi a fare le congratulazioni a Trump per la vittoria la leader del Front National (FN), Marine Le Pen, candidata per le presidenziali francesi del 2017, che ha twittato commentando che adesso gli americani sono «liberi». «La vittoria di Trump è il segnale che le persone nel mondo vogliono un cambiamento politico chiaro», ha dichiarato Beatrix von Storch, uno dei leader del partito tedesco di destra AfD, in costante crescita di consensi nel Paese. Il numero uno dell’estrema destra islamofobica olandese Geert Wilders ha scritto al neo eletto presidente degli Stati Uniti su Twitter: «La tua vittoria è storica anche per tutti noi!». E in Italia Beppe Grillo, leader del M5S, ha commentanto senza mezze misure: «È pazzesco. Questa è la deflagrazione di un’epoca. È l’apocalisse dell’informazione, della Tv, dei grandi giornali, degli intellettuali, dei giornalisti. Questo è un vaffa generale. Trump ha fatto un VDay pazzesco». Grillo è stato seguito immediatamente da Matteo Salvini, leader della Lega: «Eravamo in pochi a crederci, abbiamo fatto bene a crederci alla faccia di politologi, giornalisti, finanzieri. È una giornata storica, il 9 novembre segna cambiamenti epocali in positivo per la pace nel mondo, per l’interesse dei cittadini italiani e del mondo». Tra gli ammiratori di Trump anche il premier ungherese Viktor Orban, il presidente ceco Milos Zeman e Nigel Farage, leader del partito euroscettico Ukip.

Referendum, Renzi: i no vogliono tornare al potere

La discussione sul referendum è ormai solo «politica», perché gli argomenti di merito portati dal No sono stati «smontati», il punto è che «qualcuno vuole riprendersi lo spazio che gli è stato tolto». Lo ha detto il premier Matteo Renzi, intervenendo a Roma alla manifestazione dei sindaci per il Sì. «Nel merito non discute più nessuno, ormai è una questione tutta di natura politica». Il confronto, ha aggiunto, è tra «due gruppi di classe dirigente: da un lato c’è chi crede che il 4 dicembre sia l’occasione per tornare a prendersi il potere, qualcuno vuole riprendersi lo spazio che gli è stato tolto». «Votare No» al referendum costituzionale «consente ai cittadini di dire che ci siamo presi la casta», ha detto.

Emilio Gioventù

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