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I Trump boys a Wall Street

 

Niente Apocalisse, per ora. Anzi, Wall Street è ai massimi dopo l’elezione «a sorpresa» di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti. Gli «esperti» hanno sbagliato anche a prevedere la reazione dei mercati alla vittoria del miliardario newyorkese. Come si spiega allora l’inattesa euforia?

Con la speranza di Corporate America che Trump attui subito la parte del suo programma economico che piace di più agli imprenditori: il taglio delle tasse sui profitti aziendali, oggi al 35% negli Usa, le più alte al mondo; e l’allentamento della regolamentazione che negli otto anni di Barack Obama ha aumentato burocrazia e costi per grandi e piccoli business. Una misura che potrebbe avere un impatto notevole sull’economia americana è l’imposizione di solo il 10% di prelievo fiscale sui profitti realizzati all’estero e rimpatriati, contenuta nel programma di Trump.

Oggi infatti le multinazionali americane — da Apple a General Electric, da Ibm a Merck — proprio per evitare le tasse al 35% hanno parcheggiato all’estero 2.500 miliardi di dollari di profitti, quasi il 14% dell’intera economia americana. Anche Obama e i Democratici si sono detti favorevoli a una riforma fiscale e con il nuovo parlamento tutto controllato dai Repubblicani sarà più facile per Trump tagliare.

L’esperienza Bush e il TtipL’ultima volta che il Fisco Usa aveva concesso uno sconto per il rimpatrio dei profitti era stato nel 2005 con George W. Bush: in 15 mesi con la tassazione al 5,25% erano rientrati oltre 300 miliardi di dollari (circa la metà dei capitali allora all’estero) con aumento dei posti di lavoro perché le aziende avevano usato quei fondi per nuovi investimenti. L’ottimismo sulla politica fiscale di Trump non cancella però i timori sul commercio internazionale. La minaccia più concreta è l’abbandono del patto di libero scambio fra Usa ed Europa, il Ttip (Transatlantic trade and investment partnership), che Obama non è riuscito a far approvare dal parlamento e che la stessa Hillary Clinton aveva criticato.

Ma nei poteri del presidente c’è anche la possibilità di firmare ordini esecutivi che impongono sanzioni e tariffe contro Paesi accusati di concorrenza sleale. La speranza di Corporate America è che una volta alla Casa Bianca Trump faccia pragmaticamente proprio il programma «Better Way» dello speaker della Camera, il Repubblicano Paul Ryan, dove non c’è traccia di tentazioni protezionistiche. Del resto, a parte gli ordini esecutivi, il potere del presidente Usa è limitato dal Congresso (Camera e Senato), che fa le leggi. E i leader del nuovo Congresso non intendono dare carta bianca a Trump.

L’incognita per l’economia e i mercati finanziari in realtà non dipende da Trump, ha osservato il filosofo-ex trader Nassim Taleb. «Il mercato dal 2009 è drogato (dai tassi a zero, ndr. ) e debole. Bisogna essere preparati al crollo indipendentemente da chi è il nuovo presidente».

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