Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Trump attacca la Fed: ridicola E l’oro vola sopra 1.500 dollari

Oro ai massimi. con quotazioni oltre i 1.500 dollari per oncia che non si vedevano dal 2013, borse nervose e calo dei rendimenti — per eccesso di domanda — dei titoli di Stato a cominciare dalle emissioni considerate più sicure di Stati Uniti e Germania. Sono i tipici ingredienti di un mercato che teme nuovi scossoni e che non esclude la recessione. Ieri il metallo giallo ha compiuto un balzo del 2,3% sfondando la barriera psicologica dei 1.500 dollari per oncia e chiudendo a quota 1.506. Non accadeva dal 2013. Da inizio anno le quotazioni sono salite di un imponente +17%. Intanto le Borse si sono mosse in ordine sparso, ma tutte all’insegna di una altissima volatilità. A Piazza Affari, al termine di una giornata che si era aperta con il segno più, l’indice Ftse Mib ha segnato un -0,45% a quota 20.538 punti. Milano, a differenza degli altri listini europei fallisce il rimbalzo. Hanno fatto meglio Parigi (+0,61% il Cac40) e Francoforte (+0,71% il Dax30) recuperando in chiusura dai minimi toccati in concomitanza con l’avvio di Wall Street. La Borsa Usa è stata infatti il vero protagonista della giornata perché dopo aver aperto con cali vistosi del Dow Jones e dell’S&P500 intorno al 2% ha poi recuperato pur chiudendo in sostanziale parità con il Dow Jones a -0,09% e il Nasdaq a +0,38%. A guidare le danze sono stati i rendimenti dei Treasury a 10 anni arrivato ai minimi da tre anni, sotto 1,63% e risaliti in fine di seduta a 1,71%. Anche il Bund tedesco ha toccato un nuovo minimo di rendimento a -0,58 e perfino il Btp a 1,42% torna sui livelli di tre anni fa. Lo spread si stabilizza sui 200 punti.

Secondo gli analisti continuano a pesare sui mercati le tensioni commerciali per la guerra dei dazi fra Usa e Cina che fanno temere una nuova recessione. A dominare i mercati è dunque l’avversione al rischio, che comporta la ricerca da parte degli investitori di asset sicuri, il cosiddetto flight to quality. Ma il tema della riduzione dei tassi di interesse rimane al centro dello scontro. Ieri la Federal Reserve guidata da Jerome Powell è tornata nel mirino del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. «Deve tagliare i tassi più velocemente e di tanto e deve mettere fine ora alle ridicole strette monetarie», ha twittato l’inquilino della Casa Bianca. La Fed è reduce dal primo taglio ai tassi di interesse da tre anni a questa parte, visto che il costo del denaro il 31 luglio scorso è passato dal 2,5 al 2,25%. In questa chiave, ovvero nella prospettiva di nuovi tagli dei tassi, va letta l’esuberanza delle quotazioni dell’oro. Bene improduttivo per eccellenza il cui valore tende a salire quando le opportunità di rendimento alternative scarseggiano.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Via libera agli indennizzi per i risparmiatori truffati dalle banche: ieri, il ministro dell’Econo...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Quaranta giorni per salvare Alitalia prima che si esauriscano le risorse residue del prestito ponte ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La crisi di governo fa subito vacillare il precario equilibrio della finanza pubblica italiana e apr...

Oggi sulla stampa